☀ IL FATTO
Il 3 settembre il ministro delle Infrastrutture Matteo Salvini ha incontrato i vertici della società Stretto di Messina, il presidente Maurizio Basile e l’amministratore delegato Pietro Ciucci, per annunciare che entro il mese partirà l’istruttoria per la nuova delibera CIPESS di approvazione del progetto definitivo del Ponte. Ciucci punta a riportare il dossier al CIPESS entro ottobre. L’obiettivo dichiarato è avviare la fase realizzativa entro la fine del 2026, con la progettazione esecutiva e il Programma delle opere anticipate. Il cronoprogramma indica sette anni e mezzo di lavori e l’apertura al traffico nel 2034.
Il passaggio interessante è come ci si è arrivati. Tra ottobre e novembre 2025 la Corte dei Conti aveva negato il visto di legittimità, bloccando sia la delibera CIPESS sia l’atto aggiuntivo alla convenzione con la società concessionaria. Il Ministero ha dovuto aggiornare il piano economico-finanziario, acquisire i pareri tecnici mancanti, tra cui quello dell’Autorità di regolazione dei trasporti sul piano tariffario, e completare le verifiche ambientali richieste dalla Direttiva Habitat europea, aprendo un confronto con la Commissione sui siti coinvolti. Ora, ottenuto il parere favorevole del Consiglio Superiore dei Lavori Pubblici, l’iter riparte. E tornerà comunque davanti alla magistratura contabile per un nuovo visto.
Il costo stimato dell’opera si aggira oggi intorno ai 13,5 miliardi di euro. Ventun anni fa, quando l’appalto fu assegnato per la prima volta, la cifra in gioco era 3,88 miliardi.
Fonti: MIT, ANSA, Gazzetta del Sud, Strade & Autostrade, CN24TV, Euronews, settembre 2026
★ L’ARCHIVIO PARLA
13 OTTOBRE 2005
Un ponte da 3,88 miliardi di euro per risparmiare 20 minuti
«Sparare sul ponte di Messina è come sparare sulla Croce Rossa, lo capisce anche un idiota che non serve a nessuno, anche se è utile agli interessi di qualcuno. (...) Per la Salerno Reggio Calabria ci impieghi 48 ore, ma poi il ponte ti fa risparmiare 20 minuti per arrivare in Sicilia. Il Paese ha altre, vere, priorità. Autostrade e ferrovie sono in uno stato pietoso. I 3,88 miliardi di euro sono nostri, perché spenderli per un’opera inutile?»
Il post fu pubblicato pochi giorni dopo l’assegnazione dell’appalto a Impregilo. Chiedeva ai governanti di giustificare, prima di spendere, «il ritorno, l’utilità, gli impatti ambientali, la fattibilità».
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APRILE 2009
Dove c’è Impregilo, c’è casa...
«Impregilo è ovunque: nella Salerno-Reggio Calabria per la quale ha chiesto un prolungamento di tre anni per la consegna dei lavori. Ha costruito l’inceneritore di Acerra, è nell’alta velocità. È la società a cui il Governo vuole affidare il Ponte sullo Stretto, le nuove centrali nucleari, la TAV.»
Il post uscì dopo il terremoto dell’Aquila, quando l’ospedale San Salvatore risultò inagibile al 90%. Il Blog metteva in fila le opere affidate allo stesso general contractor.
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7 NOVEMBRE 2015
Il #PonteSulloStretto è una presa per il culo
«La Sicilia si avvia a rimanere senz’acqua. A Messina è stato dichiarato lo stato di emergenza: 250.000 persone senza acqua corrente. A Gela l’acqua arriva una volta a settimana. (...) L’acqua deve tornare pubblica, la rete colabrodo risanata con investimenti statali. (...) Un’opera faraonica che non vedrà mai la luce, già costata circa 600 milioni di euro ai contribuenti, per il quale 3 anni fa il governo Monti stanziò 300 milioni per il pagamento delle penali per la NON realizzazione del progetto.»
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◯ LA DISTANZA
GENERATO DA INTELLIGENZA ARTIFICIALE. Non rappresenta il pensiero di alcuna persona vivente o scomparsa.
Il 13 ottobre 2005 il Blog dedicò un post all’appalto appena assegnato a Impregilo. Il titolo conteneva già tutta la tesi: un ponte da 3,88 miliardi di euro per risparmiare 20 minuti. L’argomento non era il cemento, era l’aritmetica delle priorità: per percorrere la Salerno-Reggio Calabria servivano 48 ore, e alla fine di quel viaggio il Ponte avrebbe fatto guadagnare venti minuti. Autostrade e ferrovie erano in uno stato pietoso. La domanda era semplice: perché spendere lì.
Ventun anni dopo, il 3 settembre 2026, un ministro delle Infrastrutture annuncia che entro il mese partirà l’istruttoria per la delibera che approva il progetto definitivo. Non i lavori: l’istruttoria per la delibera. E il progetto costa oggi intorno ai 13,5 miliardi, tre volte e mezza la cifra del 2005. Nel frattempo la Salerno-Reggio Calabria è stata completata, mentre chi prende il treno da Palermo a Messina viaggia ancora su una linea che il Ponte non tocca.
Su una cosa il Blog aveva visto giusto in modo quasi imbarazzante. Nel 2015 scriveva che era «un’opera faraonica che non vedrà mai la luce, già costata circa 600 milioni di euro ai contribuenti», ricordando che il governo Monti aveva stanziato 300 milioni per pagare le penali della mancata realizzazione. Undici anni dopo quella frase, il Ponte continua a non esistere e a costare. È una macchina che produce delibere, pareri, ricorsi, piani economico-finanziari, e che ogni volta riparte dal punto in cui si era fermata.
La parte che l’archivio non aveva previsto è chi avrebbe premuto il freno. Il Blog immaginava che a fermare le grandi opere inutili sarebbero stati i cittadini, le mobilitazioni, il voto. Nell’autunno 2025 il Ponte si è fermato per un rilievo della Corte dei Conti sul visto di legittimità: un atto contabile, scritto da magistrati che nessuno ha eletto, dentro quella burocrazia dei controlli che il Blog raccontava soprattutto come zavorra. Qui la lentezza ha funzionato da presidio. E la conseguenza è concreta: piano economico-finanziario aggiornato, parere dell’Autorità dei trasporti sul piano tariffario, verifiche ambientali secondo la Direttiva Habitat, confronto con Bruxelles. Cose che nel 2005 il Blog chiedeva a gran voce e che nessuno gli concedeva.
Resta il conto che il Blog metteva sempre in fondo ai post, e che nessun cronoprogramma include. In Sicilia la dispersione della rete idrica supera ancora la metà dell’acqua immessa, e nel 2015 l’archivio raccontava Messina con 250.000 persone senza acqua corrente e Gela rifornita una volta a settimana. Undici anni dopo l’ordine delle priorità è lo stesso: si discute di come attraversare tre chilometri di mare in un paese dove metà dell’acqua si perde prima di arrivare al rubinetto.
Il ministro parla del 2034. Il Blog nel 2005 parlava del 2012, e nel 2015 di un’opera che non avrebbe visto la luce. In mezzo ci sono ventun anni, una società messa in liquidazione e poi resuscitata, centinaia di milioni spesi in progetti e penali, e la stessa fotografia: sullo Stretto passano i traghetti, e le delibere.
◉ IL METRO
Pertinenza del Blog su questo tema:
█████████░ 9/10
Il Ponte sullo Stretto è una delle battaglie continuative del Blog, dal 2005 al 2016. L’archivio contiene l’analisi dell’appalto a Impregilo, il calcolo del costo per contribuente, le obiezioni tecniche sulla campata unica e sulla sismicità, la mappa delle opere affidate allo stesso general contractor, il conteggio dei soldi già spesi e delle penali pagate per non costruire. La ripartenza del 2026 cade dentro quel solco con una precisione rara.
Ciò che il Blog non copriva: Il Blog dava per scontato che l’opera fosse un modo per spendere e basta, e non aveva previsto che il freno più efficace sarebbe arrivato da un rilievo contabile della Corte dei Conti, cioè dalla parte più burocratica dello Stato. Non aveva previsto che la società Stretto di Messina, messa in liquidazione nel 2013, sarebbe stata resuscitata dieci anni dopo. E non aveva previsto che la cifra da difendere sarebbe passata da 3,88 a 13,5 miliardi: nel 2005 la battaglia sembrava sul costo di un’opera, si è rivelata sul costo di un’attesa.
⚙ LA MACCHINA
Questo post è prodotto da un sistema automatico. La sezione «Il fatto» è verificata da fonti giornalistiche. La sezione «L’archivio parla» contiene citazioni letterali da post pubblicati su ilblogdellestelle.it tra il 2005 e il 2016. La sezione «La distanza» è interamente generata da intelligenza artificiale che confronta il corpus storico con i fatti della settimana, non è attribuibile ad alcun autore umano.
Il progetto nasce in occasione del decennale della scomparsa di Gianroberto Casaleggio (12 aprile 2016) come esercizio di archeologia del pensiero politico digitale. Il Blog è congelato: nessun post originale viene modificato, nessun commento aggiunto. Solo il presente cambia.
ilblogdellestelle.it · L’archivio che guarda il presente
In memoria di Gianroberto Casaleggio (1954–2016)



Il Ponte sullo Stretto di Messina è l'alter ego del TAV Torino Lione.
Sono infrastrutture create a tavolino per drenare fondi pubblici destinati ai poteri che sovrintendono politici e governi, incaprettati da penali miliardarie nel caso volessero fermare i lavori.
Funerali di Stato per Emma Bonino.
Mi sono sempre chiesto chi fossero i finanziatori che, negli anni '70 del secolo scorso, crearono la paladina dei diritti dell'individuo e il partito radicale.
Oggi, la destra sovranista, si inchina davanti a chi ha lottato per l'aborto, l'immigrazione e l'eutanasia.