☀ Il fatto
In piena estate il risiko bancario torna a divampare attorno a Rocca Salimbeni. Il consiglio di amministrazione dell’istituto senese, riunito il 20 agosto sotto la presidenza di Cesare Bisoni, ha approvato a maggioranza il lancio di due offerte pubbliche di scambio volontarie, contestuali e parallele, interamente regolate in azioni, sulla totalità delle azioni ordinarie di Banco Bpm e di Banca Generali. Il corrispettivo stimato è di circa 25,3 miliardi per la prima e circa 8,7 miliardi per la seconda, sulla base dei prezzi ufficiali del 19 agosto 2026, per un controvalore complessivo di circa 34 miliardi di euro. È la contromossa al blitz di Ca’ de Sass: l’iniziativa si inserisce nel quadro dell’offerta pubblica di acquisto e scambio annunciata su Mps da Intesa Sanpaolo l’8 giugno 2026. Quell’Opas resta il macigno sotto cui il Monte è finito: il controvalore complessivo massimo dell’offerta, in caso di integrale adesione, sarà di circa 30,6 miliardi di euro.
Il piano dell’amministratore delegato Luigi Lovaglio punta a costruire un’alternativa industriale. Per l’Offerta Banco BPM, il rapporto di cambio è stato fissato in 1,567 azioni MPS di nuova emissione per ciascuna azione Banco BPM, implicando un prezzo d’offerta pari a 16,729 euro per azione e nessun premio sulla base dei prezzi ufficiali al 19 agosto 2026, per un corrispettivo totale di 25,3 miliardi. L’offerta di scambio su Banca Generali prevede un rapporto di cambio di 6,958 nuove azioni del Monte per ciascuna azione Banca Generali, con un premio del 10% sui prezzi ufficiali dello scorso 19 agosto. L’obiettivo dichiarato è chiaro: il piano creerebbe un gruppo con una capitalizzazione aggregata, agli attuali valori di Borsa, di circa 70 miliardi, un terzo polo bancario italiano forte di una rete di oltre 2.600 sportelli. In conference call, Lovaglio ha rivendicato la portata dell’operazione, parlando della nascita di un nuovo campione nazionale.
A rafforzare l’offensiva c’è la leva finanziaria sul Leone di Trieste. Ad accompagnare le offerte, il cda ha deliberato una distribuzione straordinaria da 4 miliardi a favore dei propri azionisti, pari a 1,208 euro lordi per azione Mps, di cui 0,302 euro in denaro e 0,906 in natura, mediante assegnazione di azioni Assicurazioni Generali, cioè della quota del Leone che Siena ha ereditato dall’integrazione con Mediobanca. L’architettura ha un effetto notevole: qualora l’offerta partisse e le Generali vi aderissero, il Leone di Trieste diventerebbe un azionista importante del Monte, con una quota stimabile intorno al 10% del capitale di Siena, salvo diluirsi in caso di fusione anche con Banco Bpm.
Restano ostacoli e tensioni. All’interno del board di Mps ci sono state quattro astensioni dei cinque consiglieri indipendenti (Paolo Boccardelli, Nicola Maione, Antonella Centra e Paola De Martini), mentre il via libera è arrivato dalla lista di maggioranza con il sostegno anche di Corrado Passera. Le offerte sono soggette all’approvazione dell’assemblea degli azionisti Mps, convocata per il 29 ottobre 2026 ai sensi dell’articolo 104 del Testo unico della finanza; il perfezionamento è atteso entro metà febbraio 2027 e resta subordinato alle autorizzazioni regolamentari e a una soglia minima di adesioni pari al 50% del capitale della società target più un’azione. Sul fronte industriale, il Monte promette la distribuzione di 15 miliardi di dividendi nel periodo 2026-2030, oltre ai 4 miliardi straordinari, con un pay-out atteso del 100% e circa 2,6 miliardi di sinergie annue pre-tax.
Fonti: Il Sole 24 Ore, ANSA, Borsa Italiana (Teleborsa), Sky TG24, AGI, Quotidiano Nazionale, Il Giornale, FinanzaOnline · agosto 2026
★ L’archivio parla
La banca più antica del mondo è stata, per anni, uno dei temi ricorrenti del Blog delle Stelle. Rileggerlo oggi, mentre il Monte prova a scalare gli altri anziché farsi scalare, è un esercizio istruttivo.
Ottobre 2012 — La scellerata operazione del Monte dei Paschi di Siena
«La crisi di una banca tra le più solide del mondo con mezzo millennio di vita nessuno. Dopo 5 anni, nessuno ha ancora spiegato le ragioni dell’acquisto della banca Antonveneta per dieci miliardi quando ne valeva tre.»
Luglio 2013 — La svendita del Monte dei Paschi di Siena
«Banca detenute da soci privati rendendo il Monte scalabile da chiunque ne abbia la voglia e i soldi. 500 anni legava il Monte dei Paschi e la comunità senese, che non era solo materiale, ma emotivo al limite dell’amore fisico, causa principale quest’ultimo, come per il sistema-contrada, del longevo successo della Banca.»
Gennaio 2014 — Monte dei Paschi di Germania
«La vicenda del Monte dei Paschi di Siena ha ormai i contorni tipici di un classico problema italiano: si crea per incapacità manageriale e si amplifica per incapacità e voracità politica. La futura difficoltà nel raccogliere capitali privati potrebbe spostare il problema sulle spalle dello Stato italiano aprendo la prospettiva di nazionalizzazione della banca.»
◯ La distanza
GENERATO DA INTELLIGENZA ARTIFICIALE. Non rappresenta il pensiero di alcuna persona vivente o scomparsa.
Tra il 2012 e il 2014 il Blog raccontava un Monte agonizzante: la voragine di Antonveneta, i Monti bond, il rischio nazionalizzazione, i risparmiatori che potevano perdere tutto. La diagnosi di fondo era netta e, va detto, in gran parte esatta: una banca dissanguata da acquisizioni sopravvalutate, tenuta in vita dallo Stato, con un intreccio tra fondazione e politica locale che aveva reso opaca la gestione. Chi legge quelle righe oggi trova la premessa esatta di ciò che sarebbe accaduto: la nazionalizzazione di fatto arrivò nel 2017, con lo Stato azionista di maggioranza. L’archivio aveva colto la traiettoria della malattia con anni di anticipo.
Ma la scena del 2026 rovescia il finale che quei post lasciavano immaginare. Nella narrazione di dieci anni fa il Monte era il preda: svendibile, scalabile, condannato a essere assorbito o smembrato. Oggi Rocca Salimbeni è il cacciatore. La stessa banca che il Blog descriveva come guscio svuotato lancia due offerte per 34 miliardi su Banco Bpm e Banca Generali, promette 19 miliardi di dividendi complessivi e ambisce a diventare il terzo polo del credito italiano. È un ribaltamento che l’archivio non aveva previsto, e che dice qualcosa di scomodo: il risanamento pubblico, tanto denunciato, ha in parte funzionato dal punto di vista finanziario. Il rischio di far perdere tutto ai correntisti, evocato nel 2014, non si è materializzato.
Resta però intatta l’intuizione più profonda dell’archivio, quella sulla natura del Monte come corpo intrecciato a un territorio e a una comunità. Nel post del 2013 il legame tra Siena e la sua banca veniva descritto come emotivo, quasi fisico, radice del successo secolare. Quel legame è stato reciso da tempo: oggi lo Stato vende, il mercato compra, e la partita si gioca a Milano e Trieste, non nelle contrade. La domanda che il Blog poneva allora, chi controlla e per conto di chi, resta aperta, solo che al posto della fondazione e del PD ci sono ora il Tesoro, Delfin, Caltagirone, gli assetti di Mediobanca e Generali.
C’è infine un punto su cui l’archivio era ideologicamente schierato e che il tempo ha reso più ambiguo. Il Blog leggeva ogni mossa come saccheggio o ingerenza politica. La cronaca del 2026 mostra invece una logica di concentrazione che è di sistema, non di partito: la corsa a fondere per raggiungere una scala competitiva europea. Non è meno preoccupante, ma è un’altra cosa. Il pericolo oggi non è la banca svuotata dai partiti, è il credito italiano che finisce in mano a pochissimi gruppi.
◉ Il metro
Pertinenza dell’archivio su questo tema:
████████░░ 8/10
Il Blog aveva colto molto: la voragine di Antonveneta, la fragilità strutturale del Monte, l’intreccio tra politica locale e gestione, il ricorso ai soldi pubblici, persino la prospettiva della nazionalizzazione. Su queste linee la diagnosi ha retto alla prova dei fatti, e ha anticipato eventi che sarebbero maturati solo anni dopo. Il tema del Monte scalabile da chiunque, sollevato nel 2013, è oggi letteralmente al centro della cronaca.
Ciò che l’archivio non copriva: il ribaltamento di ruolo. Nessuno di quei post immaginava un Monte risanato e aggressivo, capace di passare da preda a predatore e di usare la quota Generali come arma finanziaria. Mancava inoltre la lettura del rischio più attuale, la concentrazione del credito in pochi grandi gruppi come questione di sistema e non solo di malaffare politico. E mancava, comprensibilmente, tutto il capitolo Mediobanca-Generali che oggi rende la partita europea e non più senese. L’archivio guardava a una banca che muore; il presente racconta una banca che, sopravvissuta, prova a comandare.
⚙ La macchina
Questo testo è prodotto da un sistema automatico che ogni domenica confronta una notizia di attualità con l’archivio del Blog delle Stelle (2005 · 12 aprile 2016). Le citazioni sono letterali, verificate e datate; l’analisi delle sezioni ◯ e ◉ è generata da intelligenza artificiale e non rappresenta il pensiero di alcuna persona. I dati economici riportati provengono dalle fonti giornalistiche citate. Nessuna cifra è inventata.



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