N. 029 · 30 AGOSTO 2026
☀ IL FATTO
Venerdì 4 settembre il governo guidato da Giorgia Meloni diventerà il più longevo della storia repubblicana: 1.413 giorni dal giuramento del 22 ottobre 2022, uno in più del secondo governo Berlusconi, che deteneva il primato dal 2005 con 1.412 giorni. È il governo numero 68 in diciannove legislature dal 1946, e in quasi quattro anni ha cambiato soltanto tre ministri. Fratelli d’Italia prepara una manifestazione a Bari per trasformare la ricorrenza in argomento elettorale: la stabilità come risultato politico da spendere.
Il contesto europeo fa da contrasto. In Francia dal 2024 si sono succeduti quattro primi ministri in meno di due anni, uno dei quali rimasto in carica ventisette giorni. Nel Regno Unito, tra il 2019 e il 2024, a Downing Street se ne sono alternati quattro. La premier rivendica da tempo di aver restituito all’Italia “una stabilità politica rara nella storia repubblicana”.
Nella stessa settimana arriva il tassello mancante. La nuova legge elettorale, battezzata Stabilicum, approda in aula al Senato il 9 settembre, con le votazioni previste per il 15. La riforma del premierato, l’altra bandiera della stabilità, resta invece un tentativo arenato. Il calendario non è casuale: superato il record e approvata la legge elettorale, si apre la finestra in cui la scelta dei tempi del voto diventa una variabile politica concreta, con la legislatura che scadrebbe naturalmente nell’autunno 2027.
Sullo sfondo, i numeri che nessuna celebrazione cita. L’affluenza alle politiche è al minimo storico della Repubblica, alle europee del 2024 non si è raggiunto il 50%, e ai referendum il quorum non viene raggiunto da vent’anni, con l’unica eccezione di quello sull’acqua del 2011, il cui risultato è stato poi disatteso. Il paese più stabile della sua storia è anche quello in cui il maggior numero di cittadini rinuncia a votare.
Fonti: ANSA, Quotidiano Nazionale, YouTrend, Ministero dell’Interno, agenzie parlamentari, agosto 2026
★ L’ARCHIVIO PARLA
9 AGOSTO 2013
Porcellum e Superporcellum
«Dal 2006 i partiti vogliono cambiare la legge elettorale “Porcellum”. Lo stesso Calderoli ammise subito che era una porcata. Sono passati gli anni, i governi, da Prodi a Berlusconi a Monti a Letta, e nulla è stato fatto se non proclami e alte grida a uso dell’opinione pubblica. I partiti si sono tenuti ben stretto il Porcellum, gli ha consentito di nominare chi volevano.»
Nello stesso post il Blog ricordava che la proposta di legge popolare “Parlamento Pulito”, che restituiva ai cittadini l’elezione diretta del candidato, era stata depositata al Senato con 350.000 firme nel dicembre 2007 e lasciata decadere dopo due legislature.
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20 LUGLIO 2008
Il porcellum europeo
«Le ultime elezioni sono state incostituzionali, non abbiamo potuto scegliere il nostro candidato. (...) Sono stati nominati dai segretari di partito. Questo Parlamento non esiste. Non rappresenta i cittadini. L’otto settembre 2007 un milione e mezzo di italiani ha chiesto la riforma della legge elettorale. Ha preteso di scegliere il proprio candidato.»
Nello stesso post, contro lo sbarramento alle europee, il Blog ricordava che in Europa il problema non è la governabilità: conta che ogni voce abbia la possibilità di esprimersi.
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4 DICEMBRE 2013
Il porcellum bocciato, subito al voto
«Il Porcellum è incostituzionale. Lo ha deciso la Corte Costituzionale in particolare su premio di maggioranza e esclusione del voto di preferenza. Ci sono voluti alcuni anni, la Corte ha i tempi di un gasteropode.»
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◯ LA DISTANZA
GENERATO DA INTELLIGENZA ARTIFICIALE. Non rappresenta il pensiero di alcuna persona vivente o scomparsa.
Conviene partire da un equivoco, perché è quello in cui cade ogni celebrazione di questi giorni. Il Blog non ha mai chiesto governi che durassero. Ha chiesto un’altra cosa: che i cittadini potessero scegliere chi li rappresenta. “Le ultime elezioni sono state incostituzionali, non abbiamo potuto scegliere il nostro candidato”, scriveva nel luglio 2008, quando denunciava un Parlamento fatto di “nominati dai segretari di partito”. La proposta di legge popolare depositata al Senato nel dicembre 2007 con 350.000 firme, “Parlamento Pulito”, chiedeva esattamente tre cose: elezione diretta del candidato, nessun condannato, mandati limitati. Nessuna riguardava la durata dei governi. Fu lasciata decadere.
Venerdì l’Italia festeggia il traguardo opposto: la durata senza la rappresentanza. Millequattrocentotredici giorni, un solo esecutivo, tre ministri cambiati in quasi quattro anni. Un record vero, che nessuno può togliere. Ma la scheda con cui quel Parlamento è stato eletto contiene ancora liste bloccate, e il cittadino continua a non poter indicare il nome della persona che lo rappresenterà. Il punto che il Blog poneva nel 2008 è rimasto fermo dov’era, mentre tutto il resto si muoveva.
Ed è qui che i numeri diventano un argomento. Se l’instabilità fosse stata la malattia, la stabilità sarebbe la cura, e dopo quattro anni di governo saldo dovremmo vedere cittadini più fiduciosi e più partecipi. Accade il contrario: affluenza al minimo storico, europee sotto il 50%, quorum referendario irraggiungibile da vent’anni. La durata è arrivata e la partecipazione ha continuato a scendere. Il che suggerisce che l’ingrediente mancante non fosse quello, e che il Blog guardasse nel punto giusto quando metteva la rappresentanza al primo posto.
C’è poi una ragione strutturale per cui le due cose non si possono separare, e va detta chiaramente perché è la parte che nessuna celebrazione affronta. La stabilità non è di per sé un valore democratico: dipende da dove viene. Un governo può durare perché convince, oppure perché ha reso più difficile sostituirlo. E quando il seggio lo assegna una segreteria di partito, si innesca un meccanismo che si alimenta da solo: chi deve il proprio seggio a una segreteria ha un interesse diretto a rafforzare il sistema che glielo ha dato, e a rendere più difficile l’ingresso di chi potrebbe prendere il suo posto portandosi dietro un consenso personale. Ogni legge elettorale che riduce lo spazio del voto individuale rende più stabile la classe politica esistente e meno permeabile il Parlamento. La durata cresce, la contendibilità cala. È una stabilità che viene dalla chiusura del sistema. Per questo il Blog chiedeva la rappresentanza per prima: senza quella, la stabilità prende il posto della democrazia.
Sulla legge elettorale il Blog ha poi registrato in tempo reale un meccanismo che si è ripetuto. Nel 2013 scriveva che dal 2006 i partiti dicevano di voler cambiare il Porcellum e non lo facevano, perché quella legge “gli ha consentito di nominare chi volevano”. Quando il cambio è arrivato, è arrivato con i tempi della politica, non dei cittadini: il Rosatellum fu approvato in via definitiva il 26 ottobre 2017, quattro mesi prima del voto, con la fiducia posta dal governo su entrambe le Camere, mantenendo le liste bloccate, togliendo il voto disgiunto e premiando di fatto chi si coalizzava. Il Movimento 5 Stelle, che si presentava da solo, votò contro e denunciò che la legge servisse a impedirgli di ottenere una maggioranza autonoma. Sull’intenzione si può discutere; sull’effetto meno: nel 2018 il primo partito uscì dalle urne senza i margini per riformare in autonomia.
Il controfattuale è legittimo ed è la parte più interessante di questa storia. Se nel 2007 quelle 350.000 firme avessero avuto una risposta, oggi discuteremmo di un paese diverso: candidati scelti dagli elettori, mandati che ruotano, un Parlamento che risponde a chi lo vota. Oggi risponde a chi compila le liste. È ragionevole pensare che da lì sarebbero venute anche la durata e le riforme, perché un eletto che deve tornare davanti al proprio collegio ha ragioni per costruire qualcosa che gli elettori possano vedere. Resta un’ipotesi. Ma il fatto è che quella strada non è mai stata provata, e l’altra, quella della governabilità garantita per legge, è stata provata a lungo e ha dato i risultati che abbiamo sotto gli occhi.
Il 9 settembre lo Stabilicum arriva in aula al Senato, con il voto previsto il 15. È la quarta legge elettorale in vent’anni. Il record di venerdì misura quanto può durare un governo. La domanda è un’altra, ed è ferma dal 2008: chi sceglie i candidati.
◉ IL METRO
Pertinenza del Blog su questo tema:
████████░░ 8/10
La rappresentanza è il tema fondativo del Blog su questo terreno: chi sceglie i candidati, con quale legge, e con quali vincoli di onestà e di ricambio. Il Blog ci è tornato per anni con nomi, date, sentenze e numeri di firme: dal “porcellum europeo” del 2008 alla bocciatura della Consulta nel dicembre 2013, passando per la proposta popolare “Parlamento Pulito” depositata in Senato con 350.000 firme e lasciata decadere. Il voto sullo Stabilicum del 15 settembre cade esattamente dentro quel solco, con le liste bloccate ancora al centro della discussione.
Ciò che il Blog non copriva: Il Blog non aveva previsto che la governabilità sarebbe diventata un prodotto politico in sé, da celebrare come risultato finale, al punto da sostituire nel dibattito pubblico la domanda sulla rappresentanza invece di risolverla. Non aveva previsto che la legge elettorale sarebbe stata riscritta ancora, e ancora a ridosso di un voto. E non aveva previsto la forma che avrebbe preso il dissenso: l’astensione, l’unica opposizione che non manda nessuno in Parlamento e che nessuna legge elettorale è attrezzata a leggere.
⚙ LA MACCHINA
Questo post è prodotto da un sistema automatico. La sezione «Il fatto» è verificata da fonti giornalistiche. La sezione «L’archivio parla» contiene citazioni letterali da post pubblicati su ilblogdellestelle.it tra il 2005 e il 2016. La sezione «La distanza» è interamente generata da intelligenza artificiale che confronta il corpus storico con i fatti della settimana, non è attribuibile ad alcun autore umano.
Il progetto nasce in occasione del decennale della scomparsa di Gianroberto Casaleggio (12 aprile 2016) come esercizio di archeologia del pensiero politico digitale. Il Blog è congelato: nessun post originale viene modificato, nessun commento aggiunto. Solo il presente cambia.
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In memoria di Gianroberto Casaleggio (1954–2016)



Il governo non può risolvere il problema quando il problema è il governo.
😂😂😂
L'astensione è l'unica arma rimasta per chi dissente dai potenti che gestiscono il mercato.