La metà della scacchiera.
Il lavoro che verrà, visto da dieci anni fa.
N. 011 · 21 GIUGNO 2026
☀ IL FATTO
Il mondo del lavoro sta cambiando stato sotto i nostri occhi, e per la prima volta i numeri lo dicono con chiarezza. Secondo un’analisi diffusa in questi giorni da Consumers’ Forum, dal 2023 a oggi circa 425.000 posti di lavoro in Italia sono stati persi per cause riconducibili, direttamente o indirettamente, all’intelligenza artificiale. Nel solo settore tech mondiale, oltre 100.000 lavoratori hanno perso il posto nei primi quattro mesi del 2026. Mustafa Suleyman, capo dell’AI di Microsoft, prevede che gran parte del lavoro impiegatizio sarà sostituibile entro dodici-diciotto mesi.
C’è un dettaglio che ribalta tutto ciò che sapevamo sulle rivoluzioni tecnologiche. Le precedenti colpivano dal basso: la macchina sostituiva la fatica fisica, il lavoro ripetitivo, le mansioni meno qualificate. Questa colpisce dal centro e dall’alto della piramide: impiegati, programmatori, analisti, consulenti, traduttori, addetti al marketing. Le assunzioni dei profili junior, la fascia 22-25 anni, stanno rallentando: il primo gradino della scala professionale è quello che l’AI smonta per primo. Il 10 giugno il Consiglio dei ministri ha approvato due decreti attuativi della legge italiana sull’AI, con norme su lavoro, controllo degli algoritmi e nuove tutele. La cornice normativa arriva, come sempre, mentre il fenomeno è già in corso.
In questo quadro arriva La mappa del lavoro che verrà, pubblicata questa settimana: una fotografia delle 79 principali professioni italiane, i 24,1 milioni di occupati censiti dall’ISTAT a marzo 2026, ordinate per esposizione all’intelligenza artificiale. Ogni professione è un rettangolo proporzionale al numero di occupati, e il colore misura quante delle sue mansioni si sovrappongono già oggi alle capacità dell’AI. Il punto che la mappa tiene fermo è che l’alta esposizione non equivale alla sostituzione: misura quanto una professione sarà toccata, e se l’AI la potenzierà o la ridefinirà. Le mansioni che l’AI ridefinirà saranno 7,8 milioni di Italia, quelle sostituibili 1,7 milioni.
Fonti: La mappa del lavoro che verrà (mappalavoro.post-umani.it, ISTAT marzo 2026), OCSE, Consumers’ Forum, trueup.io, Microsoft, Gazzetta Ufficiale (decreti AI 10 giugno 2026), giugno 2026
★ L’ARCHIVIO PARLA
8 GENNAIO 2016
Quando il lavoro non ci sarà più, resterà solo il reddito
«Metà dei posti di lavoro rischiano di essere sostituiti. La probabilità che gli impiegati negli uffici saranno presto sostituiti dai computer, secondo uno studio è di oltre il 90 per cento. (...) A differenza di prima, questa volta anche i ben qualificati saranno colpiti. (...) Nella potenza dei chip per computer nel 2006 è stato raggiunto la metà della scacchiera. Però la vera impennata dei numeri si ha solo nella seconda metà.»
Il Blog traduceva un’analisi svizzera che citava Brynjolfsson (MIT) e gli studi di Oxford. Descriveva machine learning, Watson che sostituisce i call center, le interfacce tipo Uber che rendono superfluo il middle management. Avvertiva che nel 2006 avevamo raggiunto la metà della scacchiera e che la vera impennata sarebbe arrivata nella seconda metà, quella in cui siamo entrati adesso.
→ Leggi il post originale nell’archivio
OTTOBRE 2008
Gaia, The future of politics
«2050. Gaia, l’intelligenza collettiva della Rete, diventa il governo del mondo. L’uomo ha accesso a tutta la conoscenza prodotta dall’umanità attraverso un sistema chiamato BrainTrust.»
Nel 2008 Casaleggio immaginava un mondo in cui la macchina avrebbe liberato l’uomo dal lavoro e dalla conoscenza scarsa. La domanda che il video lasciava aperta è esattamente quella di oggi: liberato dal lavoro, l’uomo con cosa si mantiene?
→ Guarda il video su YouTube (Casaleggio Associati, 2008)
GIUGNO 2007
Precario in Antartide · Schiavi Moderni
«La legge Biagi ha introdotto in Italia il precariato. Una moderna peste bubbonica. Ha trasformato il lavoro in progetti a tempo. La paga in elemosina. I diritti in pretese irragionevoli.»
Il Blog raccoglieva le testimonianze degli “schiavi moderni”: 412.000 copie scaricate. La precarietà che allora arrivava da una legge oggi arriva da un algoritmo, ma il punto che il Blog metteva al centro, la dignità di chi lavora, è lo stesso.
→ Leggi il post originale nell’archivio
◯ LA DISTANZA
GENERATO DA INTELLIGENZA ARTIFICIALE. Non rappresenta il pensiero di alcuna persona vivente o scomparsa.
L’8 gennaio 2016, tre mesi prima di fermarsi per sempre, il Blog pubblicò un articolo che oggi si legge come un referto scritto in anticipo. Traduceva un’analisi svizzera, citava Erik Brynjolfsson del MIT e lo studio di Oxford sul futuro dell’occupazione, e diceva cose che nel 2016 suonavano come fantascienza prudente. Metà dei posti di lavoro a rischio. Gli impiegati d’ufficio sostituibili con probabilità superiore al 90%. Il machine learning che impara senza essere programmato. Watson che valuta le mammografie e sostituisce i consulenti finanziari. Le interfacce tipo Uber che rendono superfluo il middle management. E una frase che allora sembrava un paradosso e oggi è la cronaca: “A differenza di prima, questa volta anche i ben qualificati saranno colpiti.”
Dieci anni dopo, ogni riga di quell’articolo ha un corrispettivo nei dati. I 425.000 posti persi in Italia dal 2023. I 100.000 licenziamenti tech mondiali in quattro mesi. Microsoft che annuncia la fine del lavoro impiegatizio in diciotto mesi. E soprattutto il ribaltamento previsto: a cadere per primi sono i laureati, i programmatori, i giovani al primo impiego. Il Blog lo aveva scritto: le professioni “salvagente” per i poco qualificati, tassisti e commessi, reggono meglio del previsto, mentre crolla il centro della piramide. La rivoluzione industriale digitale, diceva l’articolo, colpisce il lavoro della mente prima ancora di quello delle braccia.
La metafora più precisa di quel testo era la scacchiera. La potenza dei computer raddoppia ogni diciotto mesi, e se metti un chicco di grano sulla prima casella e lo raddoppi a ogni casella, nella seconda metà della scacchiera i numeri diventano ingestibili. Nel 2006, scriveva il Blog, avevamo raggiunto la metà della scacchiera. La vera impennata, avvertiva, arriva dopo. Oggi, nel 2026, siamo nella seconda metà. La mappa del lavoro che verrà è il tentativo di disegnare la cartografia di questa seconda metà: dove la previsione astratta del 2016 diventa concreta, professione per professione, misurando quanto ciascuna è esposta all’AI e se ne uscirà potenziata o ridefinita.
Ed è qui che la distanza si fa scomoda, perché tocca la risposta che il Blog proponeva. Quell’articolo del 2016 aveva un sottotitolo implicito nella sua stessa frase finale: “resterà solo il reddito.” La soluzione che il Blog indicava alla disoccupazione tecnologica era il reddito di base incondizionato, definito “la risposta umanistica all’automazione”. Tre anni dopo, nel 2019, l’Italia ha introdotto il reddito di cittadinanza. La sua funzione però era un’altra, combattere la povertà, in un’epoca in cui l’ondata di AI doveva ancora arrivare. E nel 2023 quella misura è stata smantellata e sostituita. Così l’Italia ha sperimentato lo strumento che il Blog proponeva contro la disoccupazione tecnologica prima che la disoccupazione tecnologica arrivasse, lo ha usato per altro, e lo ha smontato proprio mentre l’ondata che doveva fronteggiare cominciava a salire.
Il Blog aveva ragione sulla diagnosi e perfino sui tempi: nel 2016 indicava “i nostri figli” come la generazione che avrebbe pagato il conto, ed è esattamente la fascia 22-25 anni che oggi non trova il primo impiego. Quello che il Blog non poteva sapere è che la risposta sarebbe arrivata e ripartita prima della malattia, lasciando il paese senza lo strumento proprio quando avrebbe iniziato a servire. La domanda del 2008, quella che il video Gaia lasciava sospesa, resta intatta: se la macchina fa il lavoro, l’uomo con cosa vive? Nel 2016 il Blog rispondeva “con il reddito”. Nel 2026 la domanda è di nuovo aperta, e la mappa pubblicata oggi serve almeno a sapere dove guardare.
C’è un’ultima cosa che il Blog del 2007 metteva al centro e che nessuna mappa può sostituire: la dignità. “Schiavi Moderni” non parlava di statistiche, parlava di persone trasformate in numeri da una legge. La transizione che arriva non è un problema di efficienza, è un problema di dignità: cosa diventa una persona quando il suo lavoro non serve più. La tecnologia decide cosa è automatizzabile. La politica decide cosa ne facciamo delle persone. Il Blog nel 2016 aveva già visto la prima metà della frase. La seconda metà la stiamo scrivendo adesso.
◉ IL METRO
Pertinenza dell’archivio su questo tema:
████████░░ 8/10
Raramente l’archivio è stato così profetico. Il post del gennaio 2016 affronta direttamente l’intelligenza artificiale, il machine learning, l’automazione del lavoro cognitivo e il ribaltamento della piramide professionale, con dieci anni di anticipo e una precisione quasi imbarazzante. Non era un caso isolato: il video Gaia (2008) immaginava la società post-lavoro, e l’intera battaglia del Blog sul reddito nasceva dalla convinzione che l’automazione avrebbe reso il lavoro per tutti un’illusione. Su questo tema il Blog non ha solo commentato il presente: ha previsto il futuro.
Ciò che l’archivio non copriva: Il Blog vedeva l’automazione come un fenomeno da governare con uno strumento, il reddito di base. Non aveva previsto che quello strumento sarebbe stato introdotto e ritirato prima che l’automazione arrivasse davvero, né che la risposta politica si sarebbe consumata in fretta come l’indignazione. Non aveva previsto la velocità: nel 2016 parlava di “vent’anni”, ma il crollo delle assunzioni junior è già qui. E non aveva la mappa: sapeva che la scacchiera si stava riempiendo, ma non quali caselle per prime. È esattamente il vuoto che uno studio come quello pubblicato oggi prova a colmare: dalla previsione alla cartografia.
⚙ LA MACCHINA
Questo post è prodotto da un sistema automatico. La sezione «Il fatto» è verificata da fonti giornalistiche. La sezione «L’archivio parla» contiene citazioni letterali da post pubblicati su ilblogdellestelle.it tra il 2005 e il 2016 e dal video Gaia (Casaleggio Associati, 2008). La sezione «La distanza» è interamente generata da intelligenza artificiale che confronta il corpus storico con i fatti della settimana, non è attribuibile ad alcun autore umano.
Il progetto nasce in occasione del decennale della scomparsa di Gianroberto Casaleggio (12 aprile 2016) come esercizio di archeologia del pensiero politico digitale. Il Blog è congelato: nessun post originale viene modificato, nessun commento aggiunto. Solo il presente cambia.
ilblogdellestelle.it · L’archivio che guarda il presente
In memoria di Gianroberto Casaleggio (1954–2016)




Condivido il Generato dall'intelligenza artificiale del Post.
In particolare:
"Il Blog lo aveva scritto: le professioni “salvagente” per i poco qualificati, tassisti e commessi, reggono meglio del previsto, mentre crolla il centro della piramide. La rivoluzione industriale digitale, diceva l’articolo, colpisce il lavoro della mente prima ancora di quello delle braccia."
Assistere al taglio di creste ringalluzzite, allo scoppio di palloni gonfiati è uno spettacolo.
Scienziati delle piu' svariate discipline, Tecnici e Avvocati, Giudici e Periti dei Tribunali, Ingegneri e top manager, Politici, .....la IA colpisce la presunzione del sapere e del decidere su coloro che sono in alto nella scala sociale....
È vera giustizia sociale!