L'estate che uccide.
Il caldo che ammazza, previsto quando ancora si negava.
N. 015 · 5 LUGLIO 2026
☀ Il fatto
Tra la fine di giugno e i primi giorni di luglio 2026 l’Italia e l’Europa sono state investite da una nuova, prolungata ondata di calore. Questa seconda ondata della stagione, iniziata il 17 giugno, è destinata a persistere almeno fino ai primi giorni di luglio, secondo l’analisi diffusa dal Sistema nazionale per la protezione dell’ambiente. Le proiezioni indicano che, se le temperature si manterranno sui livelli degli ultimi cinque giorni, il 2026 diventerà il secondo giugno più caldo, subito dietro al record del 2003. In Veneto dal 17 giugno si sono raggiunte punte massime fino a 38 gradi nella pianura interna, mentre in Calabria l’anomalia termica media regionale rispetto al periodo 1991-2020 è pari a +1,79 gradi. Sul fronte europeo la Francia ha registrato il 24 giugno il giorno più caldo della sua storia, con una temperatura media nazionale di 30,0 gradi e punte fino a 43,8 gradi e allerta rossa su 58 dipartimenti, la Spagna ha vissuto le giornate di giugno più calde mai rilevate il 23 e 24 giugno oltre i 40 gradi, il Regno Unito ha toccato un primato mensile provvisorio di 36,1 gradi a Gosport.
Il caldo si è tradotto in pressione sulle infrastrutture: secondo Terna, il 23 giugno il picco della domanda elettrica ha raggiunto i 55 GW, +15% rispetto a maggio, per salire a circa 55,1 GW il 24 giugno, trainato dai climatizzatori. Le autorità sanitarie hanno alzato il livello di allarme. L’Organizzazione meteorologica mondiale ha ricordato che l’Europa è il continente che si sta riscaldando più rapidamente. Il direttore regionale per l’Europa dell’OMS, Hans Henri P. Kluge, ha convocato per lunedì 6 luglio 2026 una riunione d’urgenza con i responsabili nazionali di tutti i 53 Stati membri della macro-regione europea. È il segnale che, come denuncia l’analisi dell’Istituto per la Competitività (I-Com), il caldo estremo è ormai una minaccia sanitaria ricorrente e non più un’anomalia isolata.
A pagare il prezzo più alto è chi lavora sotto il sole. I dati del database INAIL evidenziano oltre 4.000 infortuni sul lavoro attribuibili al caldo ogni anno, con l’agricoltura e l’edilizia tra i settori più esposti. Per fronteggiare l’emergenza le Regioni hanno riproposto lo stop nelle ore centrali: in Emilia-Romagna l’ordinanza del 3 giugno 2026 vieta, dal 3 giugno al 15 settembre nei giorni a rischio “Alto”, il lavoro in esposizione prolungata al sole dalle 12,30 alle 16 nei settori agricolo e florovivaistico, nei cantieri edili, nei piazzali della logistica e, da quest’anno, anche nelle cave e nella consegna merci dei rider. La Campania ha disposto lo stop dal 21 giugno al 31 agosto tra le 12.30 e le 16.00 nei giorni di rischio “alto” segnalato dalla piattaforma Worklimate dell’Inail, mentre in Lombardia le limitazioni resteranno in vigore fino al 23 settembre 2026. Le prime a firmare i provvedimenti sono state Lazio, Liguria, Veneto, Puglia e Toscana, seguite da Piemonte ed Emilia-Romagna, in un quadro ancora eterogeneo.
Sul piano economico il Governo è intervenuto con il decreto Infrastrutture-PNRR, approvato il 22 giugno 2026, che dal 1° luglio al 31 dicembre 2026 consente alle imprese edili e ai comparti affini di accedere agli ammortizzatori sociali con condizioni agevolate quando la sospensione è causata da situazioni climatiche eccezionali. La misura è finita sotto accusa per l’esiguità delle risorse: per il secondo semestre 2026 sono stati stanziati 15,2 milioni di euro, più che dimezzati rispetto ai 33 milioni del 2025, e l’attivazione al 1° luglio ha lasciato scoperte le ondate precedenti. La ripartizione prevede 4,9 milioni per industria ed edilizia e 10,3 milioni per gli operai agricoli, mentre restano fuori rider, autonomi, partite Iva, pesca e stagionali del turismo. Sui rider si è aperto un caso: il sindacato NIdiL CGIL ha contestato alla piattaforma Glovo un sistema di bonus legati alle temperature (2% tra 32 e 36 gradi, 4% tra 36 e 40 gradi, 8% sopra i 40 gradi), accusando l’azienda di trasformare un pericolo mortale in un incentivo economico. Come sintetizza I-Com, non possiamo scegliere la temperatura delle prossime estati, ma possiamo scegliere quanto vulnerabili arrivarci.
Fonti: SNPA, Infobuildenergia, I-Com, Leggo, Sky TG24, ItaliaOggi, Regione Emilia-Romagna, BibLus (ACCA), Famiglia Cristiana · luglio 2026
★ L’archivio parla
Dicembre 2009
«A Copenhagen si doveva salvare il mondo, si sono salvate invece le industrie petrolifere, del carbone, del nucleare e, con loro, l’ economia irresponsabile dei Paesi industrializzati di vecchia e nuova generazione. Le isole che scompaiono nell’Oceano Pacifico non ci riguardano, quando scompariranno l’isola d’Elba e le Tremiti insieme a Venezia, forse cominceremo a preoccuparci.»
Agosto 2009
La legge per linsicurezza sul lavoro
«Ogni giorno, da anni, mi martella con 50 mail di denunce circostanziate sulla sicurezza sul lavoro e sulle loro cause legislative, economiche. Di 1200 morti sul lavoro celebrate sull’altare del dio Danaro ogni anno.»
Aprile 2010
La pasqua dei caduti sul lavoro
«Ogni anno ci sono un milione di infortuni denunciati, senza contare quelli del lavoro in nero, stimati in 200. Chi muore lascia alla famiglia, se va bene, un assegno di circostanza.»
◯ La distanza
GENERATO DA INTELLIGENZA ARTIFICIALE. Non rappresenta il pensiero di alcuna persona vivente o scomparsa.
Nel dicembre 2009 il Blog guardava al fallimento di Copenaghen con una previsione amara e, col senno di poi, precisa: finché il disastro riguarda le isole del Pacifico non muove nessuno, e solo quando tocca Venezia o l’Elba se ne comincia a parlare. Diciassette anni dopo, la riunione d’urgenza convocata dall’OMS per il 6 luglio 2026 fotografa esattamente quella soglia: l’Europa si scopre “il continente che si scalda più rapidamente” quando ormai il caldo miete vittime in casa. La direzione dell’intuizione era giusta. Il clima non era un tema per il futuro, era già una crisi in corso, e chi la negava allora oggi la subisce.
C’è però una parte in cui l’archivio, pur avendo ragione sui fatti, resta prigioniero del suo tempo. Quei post trattavano “clima” e “morti sul lavoro” come due denunce separate: la catastrofe ambientale da un lato, le 1200 vittime dell’edilizia e dell’agricoltura dall’altro. La cronaca del 2026 mostra che sono la stessa ferita: il calore estremo non è più solo un rischio ambientale astratto, è la causa diretta di oltre 4.000 infortuni l’anno, la ragione per cui una Regione dopo l’altra ferma il lavoro nelle ore centrali. L’operaio sul ponteggio della centrale a carbone di Civitavecchia e il rider che pedala a 40 gradi sono la stessa figura, esposta due volte: dal modello produttivo che scalda il pianeta e dal modello di lavoro che lo lascia sotto il sole.
Ciò che il Blog non poteva prevedere è la mutazione della vulnerabilità stessa. Nel 2009 il lavoratore a rischio aveva un contratto, un datore identificabile, un sindacato. Nel 2026 il pericolo si concentra su chi è invisibile alle tutele: rider, partite Iva, stagionali del turismo, tutti esclusi dai 15,2 milioni del decreto. E il caso Glovo mostra un rovesciamento che l’archivio non aveva immaginato, il rischio mortale trasformato in bonus percentuale, l’8% in più sopra i 40 gradi come se il corpo fosse una tariffa. La denuncia del 2009 puntava il dito contro le leggi inadeguate. Oggi il problema è più sottile: le regole ci sono, ma arrivano tardi, sottofinanziate, e lasciano fuori proprio chi le abita.
Resta un punto dove l’allarme del Blog non si è tradotto in cura. Denunciare il caos climatico e i morti sul lavoro per anni non ha impedito che entrambi peggiorassero. La diagnosi era corretta, la terapia è mancata a tutti, non solo a chi la gridava. E questo obbliga a una domanda scomoda: quanto vale una previsione giusta se il sistema che avrebbe dovuto raccoglierla ha continuato, stagione dopo stagione, a governare l’emergenza invece di prevenirla?
◉ Il metro
Pertinenza dell’archivio su questo tema:
████████░░ 8/10
L’archivio aveva colto le due radici del nodo di oggi: la crisi climatica come emergenza già presente e non futura, e la strage silenziosa del lavoro celebrata “sull’altare del dio Danaro”. La previsione del 2009 sulla soglia di attenzione dell’Europa, che si muove solo quando il danno arriva a casa propria, si legge nel 2026 come una cronaca anticipata. Su questi due assi la pertinenza è alta e onesta.
Ciò che l’archivio non copriva: il punto esatto in cui i due filoni si saldano. Nel 2009 e nel 2010 il clima e la sicurezza sul lavoro erano campagne distinte, mentre l’ondata di calore del 2026 li fonde in un’unica crisi che scarica i costi sui più esposti. Mancava soprattutto la nuova geografia della vulnerabilità: il lavoro di piattaforma, i rider senza tutele, il rischio mortale monetizzato in bonus percentuali. L’archivio invocava pene più severe e leggi migliori. Oggi le ordinanze esistono, ma il problema è che restano sottofinanziate, tardive e cieche verso chi lavora fuori dal contratto classico. La denuncia era giusta, la terapia non ha funzionato.
⚙ La macchina
Questo testo è prodotto da un sistema automatico che ogni domenica confronta una notizia di attualità con citazioni letterali dall’archivio del Blog delle Stelle (2005 · 12 aprile 2016). Le citazioni sono verificate all’origine e riprodotte alla lettera dai post reali su ilblogdellestelle.it. La sezione “La distanza” è generata da intelligenza artificiale e non rappresenta il pensiero di alcuna persona. Lo scopo non è celebrare l’archivio, ma interrogarlo: dove aveva visto giusto, dove no, e cosa il tempo ha cambiato
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Quante balle a sostegno dei soliti speculatori, che fanno del clima la loro fonte di ricchezza
La causa del caos a cui la classe povera o la classe media alla quale sarà dettata la stessa misera fine è la guerra al comunismo già certificata dall'ultimo discorso del più idiota presidente degli Stati Uniti d'America. Esattamente il più criminale razzismo contro il quale si potrebbero salvare i popoli dai delinquenti al potere. Purtroppo i popoli sono ipnotizzati in qualche percentuale dall'incantesimo non di "uniti siamo UNO" ma dall'opposto "divisi siamo l'uno". L' unità d'intenti non sarà mai condivisa dal capitalismo sia per ciò che riguarda il cambiamento climatico, l'inquinamento, la divisione delle ricchezze in modo equo e solidale e per tutto ciò che riguarda la vita nel pianeta.
Rimaniamo divisi in tutto e per tutto : non faremo altro che contribuire alla catastrofe dell'Umanitá.