Meno sbarchi, più morti.
La frontiera che sparisce dai numeri e riappare nei corpi.
☀ Il fatto
Il calo degli sbarchi verso la Spagna è netto. Calano del 40% gli arrivi irregolari di migranti in Spagna, secondo i dati diffusi il 19 maggio 2026 dal Ministero dell’Interno spagnolo e ripresi dall’agenzia ANSA Ansamed. La flessione è ancora più marcata sulla rotta atlantica: alle Canarie il crollo degli arrivi supera il 70% nei primi mesi dell’anno (3.018 arrivi dal 1 gennaio al 15 maggio contro 10.822 nello stesso periodo del 2025), un ribaltamento della fase 2023-2024 quando l’arcipelago era diventato il principale punto di approdo irregolare in Europa. La riduzione è attribuita in larga parte al rafforzamento della cooperazione tra Madrid, Rabat e i Paesi della costa occidentale africana, che ha spostato e ridotto i flussi in partenza dal Senegal, dalla Mauritania e dal Gambia.
A fronte di meno sbarchi, però, cresce la letalità. Almeno 144 migranti risultano dispersi in un naufragio al largo della Mauritania sulla rotta atlantica verso le Canarie, come riportato il 22 luglio 2026 dall’agenzia AgenSIR. L’imbarcazione era partita dal Gambia ed era rimasta alla deriva nell’Atlantico per venticinque giorni. I sopravvissuti sono stati 38, con un bilancio che rende questo uno degli episodi più gravi dell’anno lungo il corridoio atlantico.
Il quadro complessivo conferma la tendenza “meno partenze, più morti”. A Ceuta un dossier certifica una rotta atlantica letale, con sbarchi che diminuiscono ma decessi che aumentano, come documentato il 31 luglio 2026 da DIRE.it. Il monitoraggio delle vittime resta affidato in gran parte alla società civile: l’ong spagnola Caminando Fronteras conta 1.906 morti o dispersi sulla sola rotta canaria nel 2025, un dato che colloca l’Atlantico tra i corridoi migratori più pericolosi al mondo.
La lettura dei numeri smentisce la retorica dell’”invasione”. Non ci sono più sbarchi record, ma la traversata è diventata più lunga, più clandestina e più esposta al rischio, con un impatto crescente anche sui minori, come segnalato nel giugno 2026 da EduNews24. Il paradosso è quello di una frontiera apparentemente più “controllata” nei dati sugli arrivi, ma sempre più mortale in quelli, meno visibili, sulle vittime.
Fonti: ANSA Ansamed, AgenSIR, DIRE.it, Open Migration (Caminando Fronteras), EduNews24 · luglio 2026
★ L’archivio parla
L’archivio del Blog attraversò per intero il decennio delle rotte mediterranee, e su una cosa fu insistente: la frontiera non si chiude, si sposta. Torniamo indietro di dieci e più anni.
Settembre 2014 — Immigrazione, il M5S al lavoro in UE
«Bisognerebbe intervenire alla radice, nei Paesi di origine o di transito, al fine di evitare che i migranti rischino la propria vita pur di fuggire da conflitti interni o da persecuzioni. Fin quando questo non avverrà ci ritroveremo con pressioni alle frontiere e a gestire un sistema di accoglienza destinato a subire momenti di collasso, criticità e speculazione, considerato anche l’impegno di risorse, mezzi e uomini.»
Aprile 2015 — Strage migranti
«Dopo aver distrutto tutto quanto, adesso che la cosa ci tocca direttamente siamo preoccupati e piangiamo lacrime di coccodrillo sulla sorte di questi poveracci, molti dei quali ridotti alla fame nel loro Paese per colpa nostra”. All’origine di queste migrazioni ci sono responsabilità occidentali e islamiche, perché hanno distrutto le culture africane.»
Settembre 2015 — Il Dalai Lama sui migranti: impossibile accogliere tutti
«Penso che Germania e Austria abbiano avuto una buona risposta alle migrazioni, ma bisogna riflettere: è impossibile che tutti possano venire in Europa”. L’uso della parola “impossibile” fa molto riflettere, perché esprime un giudizio piuttosto tranchant sulla questione migranti.»
◯ La distanza
GENERATO DA INTELLIGENZA ARTIFICIALE. Non rappresenta il pensiero di alcuna persona vivente o scomparsa.
C’è una frase, nel post del settembre 2014, che oggi suona come una diagnosi anticipata: “Bisognerebbe intervenire alla radice, nei Paesi di origine o di transito.” Undici anni dopo, quella radice è stata toccata, ma non nel senso che l’archivio immaginava. La cooperazione tra Madrid, Rabat e i governi della costa africana ha effettivamente ridotto le partenze del 72% verso le Canarie. Solo che intervenire “a monte” non ha significato pacificare o dare futuro: ha significato esternalizzare il controllo, spostare la frontiera più a sud, rendere il viaggio più difficile. Il risultato non è meno disperazione, è disperazione più costosa e più mortale. La rotta atlantica del 2026 è la prova che chiudere una porta senza aprirne un’altra non ferma le persone: le spinge verso corridoi più lunghi, dove un barcone può restare alla deriva venticinque giorni prima di essere trovato con 38 vivi su quasi duecento.
Dove l’archivio aveva colto giusto è nella struttura del problema: la frontiera come sistema che genera “collasso, criticità e speculazione”. Aveva ragione a dire che finché non si agisce sulle cause, si gestiscono solo emergenze. Ma il post del 2014, e ancor più quello del 2015 sulla “Strage migranti”, erano rivolte alle responsabilità occidentali per le guerre. La rotta canaria di oggi parte anche dal Gambia e dal Senegal, dove non c’è nessuna guerra: parte dalla siccità, dalla pesca depredata, dall’assenza di prospettive. La chiave interpretativa dell’archivio, “abbiamo distrutto noi”, cattura una parte della verità e ne oscura un’altra, quella economica e climatica di lungo periodo.
Il post sul Dalai Lama, poi, mostra un lato più scomodo dell’archivio. La frase “è impossibile che tutti possano venire in Europa” veniva accolta come “buon senso”, come qualcosa che “la maggioranza di noi pensa”. Undici anni dopo possiamo dire che quella cornice, quella del limite quantitativo, ha vinto politicamente: l’Europa ha investito enormemente proprio nel rendere “impossibile” l’arrivo. E il costo di quella impossibilità non è astratto. È misurato dai 1.906 morti contati sulla sola rotta canaria nel 2025. L’archivio applaudiva a una diagnosi che oggi vediamo trasformata in politica, e in cimitero d’acqua.
Ciò che l’archivio non aveva previsto è il paradosso statistico del 2026: il momento in cui gli arrivi crollano non coincide con meno tragedia, ma con più tragedia meno visibile. Nel 2015 la strage era in prima pagina perché arrivava sulle coste, davanti agli occhi. Oggi la strage avviene al largo della Mauritania, lontano, contata da una ong e non dai governi. La frontiera non è diventata più umana: è diventata più discreta.
◉ Il metro
Pertinenza dell’archivio su questo tema:
██████░░░░ 6/10
Il Blog aveva colto il meccanismo di fondo: la migrazione come pressione strutturale che non si dissolve con la repressione, e un sistema di accoglienza condannato al “collasso” finché non si agisce sulle cause. Aveva colto anche l’ipocrisia europea, il piangere “lacrime di coccodrillo” a disastro avvenuto. Su questo la sintonia con il 2026 è forte: la denuncia del dossier di Ceuta, “meno sbarchi, più decessi”, è esattamente il tipo di contraddizione che quei post intuivano.
Ciò che il Blog non copriva: il dato specifico che rende la notizia di oggi diversa da tutte le altre, cioè lo scollamento tra numero degli arrivi e numero dei morti. L’archivio ragionava in un’epoca in cui più sbarchi significava più tragedie visibili; non aveva strumenti per leggere una frontiera che diventa mortale proprio mentre diventa statisticamente “efficace”. Mancava inoltre la dimensione climatica ed economica delle partenze dall’Africa occidentale, ridotta a colpa geopolitica. E mancava del tutto una critica al modello di esternalizzazione, che nel 2014 poteva sembrare la soluzione ragionevole (”intervenire alla radice”) e che oggi si rivela parte del problema. L’archivio poneva le domande giuste ma proponeva, o applaudiva, risposte che il tempo ha mostrato tragiche.
⚙ La macchina
Questo testo è prodotto da un sistema automatico che ogni domenica confronta una notizia di attualità con citazioni letterali e verificate dall’archivio del Blog delle Stelle (2005 · 12 aprile 2016). Le citazioni sono copiate alla lettera dai post originali e collegate ai loro URL reali. La sezione “La distanza” è generata da intelligenza artificiale e non rappresenta il pensiero di alcuna persona. Lo scopo non è celebrare l’archivio, ma interrogarlo: dove aveva visto giusto e dove no.



La gente della mia età andare via
Lungo le strade che non portano mai a niente
Cercare il sogno che conduce alla pazzia
Nella ricerca di qualcosa che non trovano
Nel mondo che hanno già, dentro alle notti che dal vino son bagnate
Lungo le strade da pastiglie trasformate
Dentro le nuvole di fumo del mondo fatto di città
Essere contro ad ingoiare la nostra stanca civiltà
E un dio che è morto
Ai bordi delle strade, dio è morto
Nelle auto prese a rate, dio è morto
Nei miti dell'estate, dio è morto
Mi han detto
Che questa mia generazione ormai non crede
In ciò che spesso han mascherato con la fede
Nei miti eterni della patria o dell'eroe
Perchè è venuto ormai il momento di negare
Tutto ciò che è falsità, le fedi fatte di abitudine e paura
Una politica che è solo far carriera
Il perbenismo interessato, la dignità fatta di vuoto
L'ipocrisia di chi sta sempre con la ragione e mai col torto
E un dio che è morto
Nei campi di sterminio, dio è morto
Coi miti della razza, dio è morto
Con gli odi di partito, dio è morto
Ma penso
Che questa mia generazione è preparata
A un mondo nuovo e a una speranza appena nata
Ad un futuro che ha già in mano
A una rivolta senza armi
Perchè noi tutti ormai sappiamo
Che se dio muore è per tre giorni e poi risorge
In ciò che noi crediamo, dio è risorto
In ciò che noi vogliamo, dio è risorto
Nel mondo che faremo, dio è risorto.
FRANCESCO GUCCINI
Gli amici
Voglio veder chi sceglie, con tanti pretendenti
Fra santi tristi e noi più divertenti
Veder chi è assunto in cielo, pur con mille ragioni
Fra noi e la massa dei rompicoglioni
Ciao a tutti, ciao bimbi, ciao a tutti
Francesco Guccini