N. 027 · 16 AGOSTO 2026
☀ IL FATTO
Valter Lavitola, ex direttore ed editore de L'Avanti!, ha confessato di essere il mandante dell'attentato dinamitardo del 16 ottobre 2025 davanti alla villetta di Sigfrido Ranucci, conduttore di Report, a Pomezia. Davanti al Gip ha ammesso l'ipotesi accusatoria, ma ne ha dato una versione sorprendente: sostiene di aver agito "per il bene" del giornalista, per costringere le autorità ad aumentargli la scorta, e nega ogni finalità politica. Gli inquirenti ricostruiscono un movente diverso, ancora tutto da verificare: accrescere la popolarità di Ranucci in vista di una possibile carriera politica, con agli atti una chat in cui Lavitola gli scriveva "in due anni diventi Presidente" e un sondaggio che era pronto a commissionare. Ranucci è la parte lesa, la vittima dell'attentato, e respinge ogni ricostruzione che lo chiami in causa: il suo legale parla di "delirante teatro della follia" e ricorda che il conduttore ha la scorta ininterrotta dal 2021.
Ma l'inchiesta ha acceso un faro su un altro fatto, che nessuno smentisce perché a raccontarlo è stato lo stesso Ranucci. Tra il conduttore di Report e il faccendiere esisteva un'amicizia stretta, nata nel 2019 al ristorante romano di Lavitola: contatti quasi quotidiani, le famiglie che si frequentavano, cene "almeno due volte al mese" per sei anni. Un rapporto che Ranucci ha definito fraterno e che lo ha lasciato, dice, "tradito". Già nel 2023 Il Riformista aveva pubblicato la foto dei due a tavola. La Rai ha sospeso le repliche estive di Report in attesa di chiarimenti. E resta, sopra tutto, un dettaglio che in una qualunque puntata di Report sarebbe finito per primo sotto la lente: il giornalista che indaga il potere sedeva ogni due settimane alla tavola di un uomo del potere.
Fonti: ANSA, la Repubblica, Corriere della Sera, Il Fatto Quotidiano, Quotidiano Nazionale, Il Tempo, Il Riformista, agosto 2026. Tutti gli indagati si presumono innocenti fino a sentenza definitiva.
★ L'ARCHIVIO PARLA
FEBBRAIO 2008
La Casta dei giornali. La politica delle lobby
«I giornali italiani fanno ben più che informare e commentare i fatti: promuovono campagne, sostengono tesi politiche, influiscono sulle scelte di partiti e governo, condizionano la formazione della leadership. Insomma, l'informazione è parte integrante del sistema politico e partecipa direttamente a tutte le dinamiche che lo investono.»
Il Blog citava una frase del segretario dei DS Piero Fassino, pubblicata su Repubblica nel luglio 2007. Diciotto anni prima del caso Lavitola, la diagnosi era già scritta: il giornalismo non racconta il potere, ci sta dentro.
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GENNAIO 2008
La Casta dei giornali. I politici-editori
«I veri giornali di partito sono Il Corriere, La Repubblica, Il Sole 24 Ore, La Stampa, Il Messaggero, Il Foglio, Il Riformista. Dietro a questi giornali ci sono gli interessi economici di persone e di gruppi privati. Gli editori sono loro, i soldi sono sempre i nostri.»
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GENNAIO 2008
L'albo mussoliniano dei giornalisti
«I giornalisti liberi straccino la tessera, non ne hanno bisogno, il loro unico punto di riferimento è il lettore.»
Il Blog rivendicava un principio semplice: il giornalista libero ha un solo committente, chi lo legge. Tutto il resto, editori, partiti, finanziamenti, amicizie, è conflitto d'interesse.
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◯ LA DISTANZA
GENERATO DA INTELLIGENZA ARTIFICIALE. Non rappresenta il pensiero di alcuna persona vivente o scomparsa.
Diciotto anni prima che Lavitola confessasse, il Blog aveva già scritto la cornice dentro cui questa storia va letta. Nel 2008, serializzando "La Casta dei giornali" di Beppe Lopez, spiegava che in Italia l'informazione non osserva il potere da fuori: ne è parte integrante. Promuove campagne, condiziona le leadership, partecipa alle dinamiche che dovrebbe raccontare. E i giornali che si presentano come indipendenti, il Corriere, Repubblica, la Stampa, sono i veri giornali di partito, di partiti economici: gli editori sono i potenti, i soldi sono dei cittadini.
Valter Lavitola è la caricatura fatta persona di quella diagnosi. Ha diretto L'Avanti!, un giornale di partito tenuto in vita con denaro pubblico, e lo ha usato come arma privata nelle guerre di potere: fu da quelle pagine che nel 2010 partì lo scoop sulla casa di Montecarlo che affossò Gianfranco Fini. Una carriera intera nella zona grigia dove politica, affari, servizi e informazione si confondono. L'uomo che secondo la sua stessa confessione ha fatto mettere una bomba per "aiutare" un giornalista è lo stesso che ha attraversato craxismo, berlusconismo, appalti e voli di Stato con in tasca un giornale.
Ma il punto che il Blog del 2008 non poteva prevedere è dove la promiscuità sarebbe arrivata. Non nel giornale di regime, non nella carta stampata foraggiata dai partiti, obiettivi facili e attesi. Ma dentro Report, il programma che quella promiscuità la smaschera negli altri, il presidio del giornalismo di servizio pubblico, la trasmissione che in una sua qualunque puntata avrebbe messo sotto la lente esattamente questo: un conduttore che per sei anni ha cenato due volte al mese con un faccendiere del potere, con le famiglie che si frequentavano e i telefoni sempre accesi. Il cane da guardia e l'uomo che dovrebbe sorvegliare, seduti alla stessa tavola.
Qui serve la misura che il Blog non sempre aveva. Ranucci è la vittima dell'attentato, non un indagato. Che il movente vero sia la scorta o, come sospetta la Procura, una regia politica, va accertato in un'aula, non deciso in un post. E Report, il programma che creò Milena Gabanelli, è stato per anni l'esempio più limpido del contrario di tutto questo: il giornalismo che ha come unico committente chi guarda, uno dei pochi a farlo in Italia. Se lo sia ancora, con la gestione attuale, è proprio la domanda che questa vicenda lascia aperta. Perché la frequentazione ammessa fa rumore anche per questo: se perfino chi indaga il potere sta a tavola con il potere, la domanda del Blog smette di essere un'accusa di parte e diventa una domanda sul mestiere. Per chi lavora, davvero, un giornale italiano?
La risposta che questa settimana consegna è la più antica. Il giornalismo italiano ha sempre avuto un padrone comodo: lo Stato che lo finanzia, il partito che gli detta la linea, l'editore che lo possiede, l'amico che lo invita a cena. Il Blog chiedeva che ne avesse uno solo, il lettore. Ma il lettore, in tutta questa storia, non si siede mai a tavola. Paga soltanto il conto.
◉ IL METRO
Pertinenza dell'archivio su questo tema:
████████░░ 8/10
La collusione tra stampa e potere è uno dei filoni più battuti dell'archivio. Tra il 2005 e il 2016 il Blog dedicò decine di post ai finanziamenti pubblici all'editoria, alla "casta dei giornali", ai politici-editori, all'informazione come parte del sistema politico, con due V-day dedicati alla libertà di stampa. La tesi che regge questo pezzo, il giornalismo italiano lavora per chi lo paga e raramente per chi lo legge, è letteralmente scritta nell'archivio, spesso con le stesse parole.
Ciò che l'archivio non copriva: Il Blog puntava il dito contro la stampa di sistema, i grandi quotidiani, le tv di regime. Non aveva previsto che la promiscuità tra informazione e potere avrebbe coinvolto anche il giornalismo antagonista, quello d'inchiesta, quello che il Blog avrebbe ammirato. E c'è un contrappasso che riguarda il Blog stesso: denunciava la stampa serva e proponeva l'informazione dal basso, dalla rete, come cura. Vent'anni dopo, quella rete ha prodotto le sue promiscuità, i suoi finanziamenti opachi, i suoi conflitti non dichiarati. Il problema non era solo chi possiede i giornali. Era che l'informazione trova sempre un padrone, e il lettore resta l'ultimo della fila.
⚙ LA MACCHINA
Questo post è prodotto da un sistema automatico. La sezione «Il fatto»è verificata da fonti giornalistiche; tutti gli indagati si presumono innocenti fino a sentenza definitiva. La sezione «L'archivio parla»contiene citazioni letterali da post pubblicati su ilblogdellestelle.it tra il 2005 e il 2016. La sezione «La distanza» è interamente generata da intelligenza artificiale che confronta il corpus storico con i fatti della settimana, non è attribuibile ad alcun autore umano.
Il progetto nasce in occasione del decennale della scomparsa di Gianroberto Casaleggio (12 aprile 2016) come esercizio di archeologia del pensiero politico digitale. Il Blog è congelato: nessun post originale viene modificato, nessun commento aggiunto. Solo il presente cambia.
ilblogdellestelle.it · L'archivio che guarda il presente
In memoria di Gianroberto Casaleggio (1954–2016)



Essere onesti significa essere ingenui.
Ranucci, da onesto ingenuo, credeva nell'amicizia con Lavitola, soprattutto in virtù del fatto che le soffiate di Lavitola erano gratis.
Gli informatori, di regola, si fanno pagare, soprattutto se sulle LORO informazioni si basano trasmissioni come "Report".
Che cosa è successo?
A mio parere è successo che sono arrivati al potere quelli che fornivano a Lavitola i temi da passare a Ranucci per le inchieste di Report.
Da menti raffinate hanno fatto mettere la bomba sotto l'abitazione del giornalista da quattro balordi facilmente intercettati che hanno fatto il nome del mandante: Lavitola.
Apriti cielo! Lavitola è amico di Ranucci, ergo, la bomba, Ranucci se l'è messa da solo.
I giochi del mediterraneo, inaugurati a Taranto con uno spettacolo magnificante la "Magna Grecia", alla presenza di Capi di Stato e di governo, mi ricorda la Parata dei Faraoni, voluta dal premier egiziano Al -Sisi nel 2021.
"Pharaos’ Golden Parade” si tenne con il 30% degli egiziani che vive al di sotto della soglia di povertà, un altro 30% poco sopra, con i sussidi per i beni di prima necessità che hanno visto tagli importanti da parte del regime che, nel frattempo, in dieci anni, ha triplicato la spesa militare in un paese dove il salario medio è di circa 317 euro al mese e gli edifici crollano perché mancano le risorse per la manutenzione."
La situazione sociale di Taranto non è molto diversa.