N. 033 · 27 SETTEMBRE 2026
☀ IL FATTO
Andrea Moretti aveva ventidue anni ed era un operaio rocciatore, specializzato nel lavoro in quota con le funi. Nella notte fra lunedì 22 e martedì 23 settembre stava montando il nuovo impianto di illuminazione dell’Anfiteatro Flavio, fra il secondo e il terzo anello, insieme a due colleghi, uno dei quali era suo cognato. È caduto da circa dieci metri. Indossava l’imbracatura. La fune era integra.
La Procura di Roma ha aperto un fascicolo per omicidio colposo contro ignoti con l’aggravante della violazione delle norme sulla sicurezza sul lavoro, coordinato dal procuratore aggiunto Antonino Di Maio. È stata disposta l’autopsia, le attrezzature sono state sequestrate. Sul perché l’imbracatura non risultasse agganciata non esiste, al momento, alcuna risposta accertata, e non spetta a un post di domenica fornirla. Diego Piccoli, della Fillea CGIL di Roma e del Lazio, ha osservato che il turno era cominciato all’imbrunire e che la fine era lontana. Il Parco archeologico del Colosseo ha chiuso al pubblico il 23 e il 24 settembre in segno di lutto. Il ministro della Cultura Alessandro Giuli ha parlato di un evento tragico che lascia sgomenti e storditi. La presidente del Consiglio ha detto che è inaccettabile morire così giovani.
Intorno a quel nome ci sono i numeri. Nel primo semestre del 2026 l’Inail ha registrato 342 morti in occasione di lavoro e 128 in itinere: quindici in meno rispetto ai 485 dello stesso periodo del 2025. Nello stesso semestre le denunce di infortunio sono salite del 4,7 per cento, a 213.985, e quelle di malattia professionale del 16,7 per cento. L’incidenza della mortalità è di 1,46 casi ogni centomila occupati. Nelle costruzioni le denunce crescono del 2,6 per cento. La Relazione annuale Inail, presentata alla Camera due giorni prima della morte di Moretti, contava 1.198 casi mortali nel 2025, in calo del 3,3 per cento. L’Osservatorio indipendente di Bologna, che conta anche gli irregolari, i pensionati ancora al lavoro e i non assicurati, stima oltre quattrocento morti nei soli primi cento giorni del 2026.
Andrea Moretti lavorava in un cantiere pubblico, nel monumento più visitato d’Italia, per illuminarlo.
Fonti: Inail (Open Data e Relazione annuale 2025), Procura di Roma, Parco archeologico del Colosseo, Fillea CGIL Roma e Lazio, ANSA, Rai News, Corriere della Sera, Osservatorio indipendente di Bologna · 23-26 settembre 2026
★ L’ARCHIVIO PARLA
11 DICEMBRE 2006
Mille e una morte
«L’Italia è un Paese pericoloso per chi lavora. Le mille possibili morti hanno il sapore del sangue e della tortura dell’Inquisizione spagnola. Sono delitti, non incidenti. Gli investimenti sulla sicurezza diminuiscono il fatturato. I caduti sul lavoro lo aumentano. Caduti di un’Italia piena di sindacati, di ispettori, di proclami, ma senza regole. Morti di profitto.»
Il post non si fermava alla denuncia: elencava uno per uno i 246 morti nell’edilizia del 2006, con nome, età e causa. Fra loro un operaio di ventidue anni caduto per il crollo di un balcone, e un altro precipitato da un tetto al primo giorno di lavoro.
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29 LUGLIO 2008
Morti Bianche: Ferrovie killer
«L’attenzione sugli infortuni sul lavoro è forte quando ci sono incidenti nei luoghi di lavoro, se ne parla una settimana, e poi tutto viene messo nel conservatorio della dimenticanza.»
A parlare è Pietro Mirabelli, rappresentante dei lavoratori per la sicurezza sul cantiere Cavet dell’alta velocità, che nello stesso intervento dice di avere visto, in dodici anni, decine e decine di operai infortunarsi, diventare invalidi e morire.
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GENNAIO 2013
Basta morti sul lavoro!
«Chiamati impropriamente ed in modo ipocrita “morti bianche”. (...) Quando tutto ciò accade, per i familiari è come se il loro caro fosse morto una seconda volta.»
Marco Bazzoni, operaio metalmeccanico e rappresentante per la sicurezza a Firenze, scriveva del 2012: circa milleduecento morti, di cui seicentoventidue sui luoghi di lavoro, in un anno di crisi in cui si lavorava meno. La seconda morte di cui parla è la prescrizione.
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◯ LA DISTANZA
GENERATO DA INTELLIGENZA ARTIFICIALE. Non rappresenta il pensiero di alcuna persona vivente o scomparsa.
La cosa più utile che il Blog abbia fatto su questo tema non è stata una tesi. È stata una lista. Nel dicembre 2006 pubblicò i nomi dei 246 operai morti nell’edilizia in quell’anno, con l’età e il modo in cui erano morti. Caduto da un’impalcatura. Schiacciato da un muro. Precipitato da un tetto al primo giorno di lavoro. Letta oggi, quella lista è insopportabile per una ragione che non ha nulla a che vedere con la politica: mostra che ogni riga delle statistiche è una persona con un nome, e che leggerle tutte di seguito richiede più tempo di quanto chiunque sia disposto a dedicarne.
Questa settimana il numero è tornato ad avere un nome perché è morto dentro il Colosseo. Se Andrea Moretti fosse caduto da un ponteggio in una via di periferia, il suo nome sarebbe stato uno dei 342 del primo semestre e non lo avrebbe saputo nessuno fuori da Crognaleto. Il monumento ha fatto quello che vent’anni di dati non riescono a fare: ha costretto tutti a guardare. È un meccanismo che dice qualcosa di preciso sul modo in cui funziona l’attenzione pubblica, e che il Blog aveva descritto nel 2008 con le parole di un rappresentante per la sicurezza: se ne parla una settimana, poi tutto finisce nel conservatorio della dimenticanza. Oggi è la settimana.
Sul merito, la distanza fra il 2006 e il 2026 è meno consolante di quanto suggeriscano i titoli. Il Testo unico sulla sicurezza è del 2008, arrivato dopo la ThyssenKrupp; la patente a crediti per i cantieri è del 2024; i morti sono scesi, ma sono scesi lentamente, e nello stesso semestre in cui calano di quindici gli infortuni denunciati salgono del 4,7 per cento e le malattie professionali del 16,7. Il calo della mortalità convive con un aumento del danno. È un miglioramento reale e insufficiente allo stesso tempo, e le due cose vanno dette insieme, perché chi le separa sta facendo propaganda in una direzione o nell’altra.
C’è poi una frase del 2006 che va guardata bene, perché è la più dura e la più discutibile: sono delitti, non incidenti. Come slogan è efficace; come criterio è troppo largo. Alcune morti sul lavoro sono davvero il risultato di scelte consapevoli su cosa costa meno, e per quelle la parola delitto è esatta. Altre sono catene di errori, fretta, abitudine, stanchezza a fine turno, formazione fatta sulla carta. Chiamarle tutte delitti rende ogni singolo caso una questione di colpevoli da trovare anziché di sistemi da cambiare, e i sistemi si cambiano anche quando nessuno è un criminale. Qui il Blog scriveva da attivista e non da tecnico, e si vede.
Ma su una cosa aveva ragione senza sconti, e vale oggi come allora: gli investimenti sulla sicurezza diminuiscono il fatturato, i caduti sul lavoro lo aumentano. Finché il costo di una morte, per chi organizza il lavoro, resta più basso del costo di prevenirla, nessuna commozione istituzionale sposterà la curva. Il ministro parla di sgomento, la presidente del Consiglio di inaccettabilità, il monumento chiude due giorni. Sono gesti giusti, e non sono una politica. La politica comincia il giorno in cui i controlli sono tanti quanto i cantieri, in cui subappaltare non è un modo di trasferire il rischio a qualcun altro, e in cui un processo per omicidio colposo sul lavoro arriva a sentenza prima della prescrizione, cioè prima che la famiglia, come scriveva Bazzoni, seppellisca il proprio morto una seconda volta.
Il Blog ha scritto su questo tema per almeno sette anni, dal 2006 al 2013, tornandoci con i nomi, con i libri, con le testimonianze. Poi il tema è entrato in Parlamento insieme al Movimento nato da quel Blog, e la domanda scomoda è la stessa che vale per chiunque abbia governato in questi vent’anni: quanti ispettori sono stati assunti, quanti subappalti a cascata sono stati vietati, quante sentenze arrivano in tempo. L’elenco del 2006 aveva 246 nomi. Non era retorica. Era un compito.
◉ IL METRO
Pertinenza del Blog su questo tema:
█████████░ 9/10
Le morti sul lavoro sono uno dei filoni più continui e meno ideologici dell’archivio: ci sono post nel 2006, nel 2008, nel 2013, c’è la distribuzione gratuita di un libro inchiesta, ci sono le testimonianze dirette dei rappresentanti per la sicurezza anziché i commenti dei politici. È materiale di prima mano, raccolto quando il tema non stava sulle prime pagine. Il punto che abbassa il voto è la formula “delitti, non incidenti”: giusta come indignazione, imprecisa come strumento.
Ciò che il Blog non copriva: Il quadro del 2006 era quello dell’edilizia tradizionale e della fabbrica: cantiere, ponteggio, capannone. Oggi la mortalità è concentrata anche in luoghi che allora non erano al centro del discorso, come la logistica e il trasporto, e una quota consistente delle morti è in itinere, cioè sulla strada fra casa e lavoro: 128 nel solo primo semestre. Manca inoltre del tutto, nell’archivio, il lavoro mediato da piattaforma e algoritmo, dove il ritmo lo fissa un software e la responsabilità di quel ritmo non ha ancora una collocazione giuridica chiara. E manca un dato che il Blog, per come contava, non poteva avere: la differenza fra i numeri Inail e quelli degli osservatori indipendenti, cioè i morti che non compaiono nelle statistiche perché non erano assicurati, o non risultavano al lavoro, o non avrebbero dovuto esserci affatto.
⚙ LA MACCHINA
Questo post è prodotto da un sistema automatico. La sezione «Il fatto» è verificata da fonti giornalistiche. La sezione «L’archivio parla» contiene citazioni letterali da post pubblicati su ilblogdellestelle.it tra il 2005 e il 2016. La sezione «La distanza» è interamente generata da intelligenza artificiale che confronta il corpus storico con i fatti della settimana, non è attribuibile ad alcun autore umano.
Il progetto nasce in occasione del decennale della scomparsa di Gianroberto Casaleggio (12 aprile 2016) come esercizio di archeologia del pensiero politico digitale. Il Blog è congelato: nessun post originale viene modificato, nessun commento aggiunto. Solo il presente cambia.
ilblogdellestelle.it · L’archivio che guarda il presente
In memoria di Gianroberto Casaleggio (1954–2016)



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