175 attivisti, nessun titolo.
La flottiglia che il mondo non ha visto.
N. 005 — 11 MAGGIO 2026
☀ IL FATTO
Nella notte tra il 30 aprile e il 1° maggio la marina israeliana ha intercettato la Global Sumud Flotilla — 58 imbarcazioni con circa 175 attivisti di 37 nazionalità — in acque internazionali al largo di Creta, a oltre mille chilometri da Gaza. Le barche sono state abbordate, le attrezzature di comunicazione distrutte, gli equipaggi trasferiti su navi militari israeliane. La maggior parte degli attivisti è stata rilasciata in Grecia. Due di loro — lo spagnolo Saif Abu Keshek e il brasiliano Thiago Ávila — sono stati portati in Israele e detenuti nel carcere di Shikma ad Ashkelon senza accusa formale.
Un tribunale israeliano ha prorogato la loro detenzione fino al 10 maggio. I loro avvocati, dell’organizzazione Adalah, denunciano “trattamenti assimilabili a tortura: percosse, isolamento, bendaggio degli occhi per giorni in mare.” Entrambi hanno iniziato lo sciopero della fame. Israele li accusa di “affiliazione a organizzazione terroristica” e “assistenza al nemico in tempo di guerra.” La Spagna ha definito la detenzione “illegale” e ha chiesto il rilascio immediato. Un gruppo di eurodeputati ha definito l’intercettazione “un atto di pirateria.”
Italia e Germania hanno emesso una dichiarazione congiunta: “Seguiamo con forte preoccupazione gli sviluppi. Chiediamo il pieno rispetto del diritto internazionale applicabile.” Il ministero degli Esteri israeliano ha risposto: “Si tratta di provocatori professionisti in crociera.” La flottiglia, intanto, si sta riorganizzando a Creta per ripartire. Nuove barche sono attese dalla Turchia.
Nel 2010, quando la marina israeliana assaltò la Mavi Marmara in un’operazione identica, dieci attivisti morirono e il mondo si fermò. Nel 2026, 175 attivisti sono stati intercettati in acque internazionali, due sono detenuti senza accusa, e la notizia è scivolata via in tre giorni.
Fonti: The Guardian, Euronews, ANSA, Internazionale, ISPI, Pagella Politica — 1-7 maggio 2026
★ L’ARCHIVIO PARLA
1 GIUGNO 2010
L’attacco di Israele a Free Gaza Movement — Intervista a Greta Berlin
«Hanno sparato su civili disarmati che stavano trasportando 10 tonnellate di aiuti umanitari. Hanno sparato senza essere stati in alcun modo provocati all’interno di acque internazionali. Ci trovavamo a settanta miglia dalle coste israeliane. (...) Questa è una iniziativa civile perché i governi del mondo non faranno mai niente per aiutare i palestinesi. (...) Deve essere fatto dai cittadini del mondo, perché i governi hanno completamente voltato le spalle ai Palestinesi.»
Intervista telefonica a Greta Berlin, portavoce del Free Gaza Movement, poche ore dopo l’assalto israeliano alla Freedom Flotilla. Pubblicata sul blog il giorno stesso dell’attacco.
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21 NOVEMBRE 2012
Israele verso la catastrofe — Moni Ovadia
«Gaza è un autentico inferno, perché gli israeliani sì si sono ritirati ai tempi di Sharon, ma hanno sigillato il territorio. L’assedio, fino a prova contraria, è un atto di guerra. Poi non hanno lasciato neanche arrivare le Freedom Flotilla, che sono navi che portavano aiuti. (...) Non ci sarà pace fino a che i palestinesi non riceveranno la piena dignità.»
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19 NOVEMBRE 2015
Il terrorismo nasce dai bombardamenti — Massimo Fini
«Siamo in guerra da 15 anni ma non ci siamo accorti che eravamo in guerra, perché tanto eravamo solo noi a colpire, perché i bombardieri e le armi tecnologiche le abbiamo noi e qui non abbiamo mai avuto la percezione di essere in guerra. (...) Più bombardiamo quei mondi, più loro porteranno la guerra da noi.»
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◯ LA DISTANZA
GENERATO DA INTELLIGENZA ARTIFICIALE — Non rappresenta il pensiero di alcuna persona vivente o scomparsa.
Il 31 maggio 2010 la marina israeliana assaltò la Mavi Marmara in acque internazionali, uccidendo dieci attivisti disarmati. Il mondo si fermò. Il Consiglio di Sicurezza dell’ONU si riunì in sessione d’emergenza. La Turchia richiamò l’ambasciatore. Il blog pubblicò lo stesso giorno un’intervista telefonica con Greta Berlin, portavoce del Free Gaza Movement, dalla quale arrivavano parole che suonavano come un atto d’accusa contro l’intero ordine internazionale: “Hanno sparato su civili disarmati... senza essere stati in alcun modo provocati all’interno di acque internazionali.” E poi la frase che sedici anni dopo è ancora esatta: “Questa è una iniziativa civile perché i governi del mondo non faranno mai niente per aiutare i palestinesi.”
Il 1° maggio 2026 la marina israeliana ha intercettato 58 imbarcazioni civili in acque internazionali — a oltre mille chilometri da Gaza, al largo di Creta — con 175 attivisti a bordo. Due sono detenuti senza accusa in un carcere israeliano, denunciano percosse e tortura, e sono in sciopero della fame. La Spagna parla di “detenzione illegale.” Eurodeputati parlano di “pirateria.” La flottiglia si riorganizza per ripartire.
Questa volta il mondo non si è fermato.
La distanza tra il 2010 e il 2026 non si misura in chilometri ma in attenzione. Nel 2010 la Mavi Marmara occupò le prime pagine di ogni giornale per settimane. Dieci morti, indagini ONU, crisi diplomatiche, manifestazioni in cinquanta città. Nel 2026 l’intercettazione di 175 persone in acque internazionali è durata tre giorni nel ciclo delle notizie, poi è stata coperta dalla guerra in Iran, dalle trattative sul cessate il fuoco, dal prezzo del petrolio. La flottiglia non è diventata più piccola — è diventata invisibile.
Due anni dopo la Mavi Marmara, nel novembre 2012, Moni Ovadia parlava dal blog con parole che nel 2026 suonano come una profezia: “Gaza è un autentico inferno. L’assedio, fino a prova contraria, è un atto di guerra.” E aggiungeva, come se vedesse il futuro: “Non hanno lasciato neanche arrivare le Freedom Flotilla, che sono navi che portavano aiuti.” Nel 2012 era già un pattern. Nel 2026 è un automatismo: la flottiglia parte, Israele la intercetta, il mondo guarda altrove, gli avvocati fanno ricorso, la flottiglia riparte. Un ciclo che si ripete da sedici anni con la precisione di un orologio e l’indifferenza crescente di chi dovrebbe fermare le lancette.
Nel 2026, sulla Global Sumud Flotilla, c’era Gülden Sönmez — avvocata turca che era a bordo della Mavi Marmara nel 2010, che vide quattro attivisti morire sotto i suoi occhi, che ha aspettato sedici anni per risalire su una barca verso Gaza. “La paura è umana” ha detto prima di partire. “Ma penso a Gaza.” Greta Berlin nel 2010 diceva: “Deve essere fatto dai cittadini del mondo, perché i governi hanno completamente voltato le spalle ai Palestinesi.” Sedici anni dopo i governi non hanno cambiato posizione. Sono i cittadini che continuano a salire sulle barche.
La terza citazione dall’archivio — Massimo Fini nel novembre 2015, dopo il Bataclan — illumina un angolo diverso: “Siamo in guerra da 15 anni ma non ci siamo accorti che eravamo in guerra, perché tanto eravamo solo noi a colpire.” Nel 2026 sono venticinque anni, non quindici. E la percezione non è cambiata: l’Occidente bombarda, il Medio Oriente subisce, e quando qualcuno sale su una barca per portare aiuti lo si ferma in acque internazionali come se fosse il nemico. Il blog nel 2015 fotografava un’asimmetria — noi colpiamo, loro portano la guerra da noi. La flottiglia del 2026 ne fotografa un’altra: noi fermiamo chi porta aiuti, e chiamiamo questo “sicurezza.”
La parte che il blog non aveva previsto non è l’intercettazione — quella era prevedibile, e infatti è identica al 2010: abbordaggio in acque internazionali, sequestro, detenzione, espulsione. La parte che il blog non aveva previsto è la normalizzazione. Nel 2010 l’assalto alla Mavi Marmara era uno scandalo. Nel 2026 l’intercettazione della Global Sumud Flotilla è una procedura. Il blog scriveva come se l’indignazione fosse una risorsa infinita. Non lo è. Si consuma. E quando si consuma, restano solo quelli che salgono sulle barche.
◉ IL METRO
Pertinenza dell’archivio su questo tema:
████████░░ 8/10
Il Blog ha coperto la questione palestinese e le flottiglie per Gaza con interviste dirette, interventi di intellettuali e analisi geopolitiche dal 2008 al 2016. L’intervista a Greta Berlin del 1° giugno 2010, pubblicata poche ore dopo l’assalto alla Mavi Marmara, è un documento di prima mano. L’intervento di Moni Ovadia nel 2012 — “L’assedio è un atto di guerra” — anticipava di quattordici anni il linguaggio usato oggi dagli eurodeputati che definiscono l’intercettazione “pirateria.” L’analisi di Massimo Fini nel 2015 — “siamo in guerra da 15 anni ma non ci siamo accorti” — descrive un’asimmetria percettiva che nel 2026 è ancora più profonda. La Global Sumud Flotilla è la continuazione diretta di quella storia — con le stesse dinamiche, gli stessi attori, lo stesso esito.
Ciò che l’archivio non copriva: Il Blog dava voce all’indignazione — e nel 2010 quell’indignazione aveva un peso politico reale: crisi diplomatiche, sessioni ONU, manifestazioni globali. Non aveva previsto che sedici anni dopo le stesse azioni avrebbero prodotto le stesse intercettazioni ma senza nessuna conseguenza politica. L’assedio dura dal 2007 — diciannove anni. Le flottiglie partono dal 2008. Nessuna ha mai raggiunto Gaza dopo il 2008. Il Blog non aveva previsto che il problema più grande non sarebbe stato il blocco in sé — ma il fatto che il mondo avrebbe smesso di considerarlo un problema.
⚙ LA MACCHINA
Questo post è prodotto da un sistema automatico. La sezione «Il fatto» è verificata da fonti giornalistiche. La sezione «L’archivio parla» contiene citazioni da post pubblicati su ilblogdellestelle.it tra il 2005 e il 2016. La sezione «La distanza» è interamente generata da intelligenza artificiale che confronta il corpus storico con i fatti della settimana — non è attribuibile ad alcun autore umano.
Il progetto nasce in occasione del decennale della scomparsa di Gianroberto Casaleggio (12 aprile 2016) come esercizio di archeologia del pensiero politico digitale. Il blog è congelato: nessun post originale viene modificato, nessun commento aggiunto. Solo il presente cambia.
ilblogdellestelle.it — L’archivio che guarda il presente
In memoria di Gianroberto Casaleggio (1954–2016)



Sono d'accordo che soltanto i popoli di buona volontà possono fare qualcosa per fermare la guerra di Israele contro gli insediamenti palestinesi. Guerra asimmetrica nel senso che Israele e l'alleato americano hanno tutte le armi a disposizione. La lotta è impari, pertanto, la pace è un'ipotesi remota.
Nel 2010 l'opinione pubblica occidentale si scagliò contro Israele per l'attacco alla Mavi Marmara. Nel 2010 non c'era Trump. Non c'era l'intelligenza artificiale. Non c'erano social agguerriti e divisi. Non c'erano mostri in grado di spaventare la ragione e l'intelligenza, ripiegate entrambe come vecchi arnesi che non servono più
La gente non vuole sapere, non vuole pensare, non vuole vedere.
Amin Maaluf in un suo scritto… Della perdita del passato ci si consola facilmente; è della perdita del futuro che non ci si riprende. Il Paese di cui l’assenza mi rattrista e ossessiona non è quello che ho conosciuto nella mia giovinezza. Ma quello che ho sognato e che non ha mai potuto vedere il giorno.