80 anni.
La Repubblica che volevamo rifondare e che nessuno ha ancora riparato.
N. 008 · 1 GIUGNO 2026
☀ IL FATTO
Domani, 2 giugno 2026, l’Italia compie 80 anni di Repubblica. Il compleanno “tondo” viene celebrato con eventi speciali al Quirinale, un concerto a Palazzo Ducale di Genova dedicato ai valori della democrazia, convegni sul ruolo delle donne nella fondazione della Repubblica, la parata su Via dei Fori Imperiali e le Frecce Tricolori nel cielo di Roma. Il claim ufficiale è: “80 anni di Repubblica, ottant’anni al servizio del Paese.”
Sotto la retorica delle celebrazioni, i numeri raccontano un’altra storia. La fiducia degli italiani nelle istituzioni è ai minimi storici: l’ultimo Eurobarometro rileva che solo il 23% degli italiani si fida del Parlamento, il dato più basso dell’Unione Europea. L’affluenza elettorale è in caduta libera da tre decenni: alle ultime politiche ha votato il 64% degli aventi diritto, il minimo storico della Repubblica. Alle europee del 2024 non si è raggiunto il 50%. Ai referendum (lo strumento di democrazia diretta per eccellenza) il quorum non viene raggiunto da vent’anni, con l’eccezione di quello sull’acqua del 2011 (il cui risultato è stato ignorato).
Il Presidente della Repubblica ha firmato oggi il messaggio per gli 80 anni. Parla di “democrazia come costruzione quotidiana.” Parla di “partecipazione come dovere civico.” Parla di “istituzioni al servizio dei cittadini.” Sono le stesse parole che si dicono da ottant’anni. La domanda è se significhino ancora qualcosa per i 36 milioni di italiani che alle ultime elezioni non sono andati a votare.
Fonti: Presidenza della Repubblica, Eurobarometro, ISTAT, Ministero della Difesa, maggio-giugno 2026
★ L’ARCHIVIO PARLA
OTTOBRE 2005
Prove di democrazia diretta
«Ieri, in una bella giornata di ottobre, 4.300.000 italiani hanno pagato per votare il loro candidato dell’Unione. È un risultato straordinario. Un piccolo esempio di democrazia diretta, certo parziale, con molte contraddizioni. Ma è un passo avanti. Esattamente il contrario della legge truffa che annulla la scelta diretta del candidato delegandola ai partiti. Per costringere un italiano a pagare, a fare la fila per votare e a non andare in gita bisogna portarlo all’esasperazione.»
Il Blog aveva pochi mesi di vita. Era il primo post sulla democrazia diretta come alternativa al sistema partitico. La frase “bisogna portarlo all’esasperazione” descriveva il 2005. Nel 2026 l’esasperazione è diventata astensione: 36 milioni non votano.
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SETTEMBRE 2012
Democrazia va cercando, ch’è sì cara
«Il M5S è sovversivo: vuole introdurre il referendum propositivo senza quorum, l’elezione diretta del candidato, l’obbligatorietà della discussione delle leggi popolari con voto palese in Parlamento, la conferma referendaria, inserita in Costituzione, di ogni cambiamento della legge elettorale, l’abolizione del finanziamento pubblico ai partiti. La proposta di legge “Parlamento Pulito” per un massimo di due mandati e l’elezione diretta del candidato senza condanne giace negli scantinati del Senato da cinque anni. Questa è democrazia?»
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NOVEMBRE 2008
Democrazia e no
«Il cittadino non può eleggere il suo rappresentante. Quindi non è una democrazia elettiva. Il cittadino non può partecipare alle scelte pubbliche. Quindi non è una democrazia partecipativa. Il cittadino non ha il diritto di essere informato. Quindi non può decidere. Ma se non può eleggere, né partecipare, né essere informato, cosa gli rimane?»
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◯ LA DISTANZA
GENERATO DA INTELLIGENZA ARTIFICIALE. Non rappresenta il pensiero di alcuna persona vivente o scomparsa.
Questo è il post che chiude un primo ciclo. Sette settimane di confronto tra l’archivio e il presente (guerra, energia, intelligenza artificiale, editoria, flottiglia, lavoro, acqua). Ogni settimana la stessa struttura: cosa scriveva il Blog, cosa accade oggi, cosa il Blog aveva visto e cosa no. Oggi, alla vigilia degli 80 anni della Repubblica, il tema non è una notizia specifica. È la domanda di fondo che attraversa tutti i post precedenti: la democrazia italiana funziona?
Il Blog nacque nel 2005 con una risposta chiara: no. Nell’ottobre di quell’anno, il primo post sulla democrazia diretta fotografava un paese dove “per costringere un italiano a votare bisogna portarlo all’esasperazione.” Era una diagnosi. Vent’anni dopo l’esasperazione non ha prodotto partecipazione. Ha prodotto diserzione. Alle ultime politiche il 36% degli aventi diritto non ha votato. Ai referendum il quorum non si raggiunge più. L’unica volta che si è raggiunto (l’acqua nel 2011, 27 milioni di Sì), il risultato è stato ignorato. Il Blog chiedeva più democrazia. L’Italia ha risposto con meno democrazia.
Nel 2008 il Blog elencava i requisiti minimi: eleggere il proprio rappresentante, partecipare alle scelte pubbliche, essere informati. “Se non può eleggere, né partecipare, né essere informato, cosa gli rimane?” La lista elettorale è ancora bloccata: i candidati li scelgono i partiti. La partecipazione è calata, non cresciuta. L’informazione è il tema del post 004 di questa serie: giornali finanziati dai partiti che non morderanno mai la mano che li nutre. Nel 2008 quei tre requisiti mancavano. Nel 2026 mancano ancora, e in più è venuta meno la volontà di chiederli.
Nel 2012 il Blog pubblicava il manifesto di ciò che voleva cambiare: referendum propositivo senza quorum, elezione diretta del candidato, leggi popolari obbligatoriamente discusse in Parlamento, abolizione del finanziamento pubblico ai partiti, due mandati, nessun condannato in Parlamento. Era una lista concreta. Non uno slogan: un programma. Nel 2026, quattordici anni e un’esperienza di governo dopo, quasi nessuno di quei punti è stato realizzato. Il referendum propositivo è stato approvato alla Camera nel 2019 e mai ratificato. L’elezione diretta del candidato non esiste. Il finanziamento pubblico ai partiti è stato trasformato in 2×1000 ma non abolito. I due mandati sono stati cancellati dal movimento stesso che li aveva proposti. La proposta “Parlamento Pulito” giace ancora negli scantinati del Senato: non cinque anni dopo come scriveva il Blog nel 2012, ma quattordici.
L’onestà impone di dire che il Blog non era solo un osservatore della crisi democratica: ne è stato anche un protagonista. Il M5S è nato dal Blog. Ha governato. Ha avuto ministri, presidenti di Camera, un vicepresidente del Consiglio. Ha avuto il potere di realizzare quella lista del 2012. E non l’ha fatto, o non l’ha fatto abbastanza o fino in fondo. La distanza tra l’archivio e il presente non riguarda solo le istituzioni che non sono cambiate. Riguarda anche il movimento che prometteva di cambiarle.
Domani il Presidente della Repubblica parlerà di “democrazia come costruzione quotidiana.” Sono parole giuste. Ma la costruzione richiede operai, non solo architetti. Nel 2005 il Blog immaginava che i cittadini sarebbero stati quegli operai, che la rete avrebbe dato loro gli strumenti per costruire dal basso ciò che la politica non costruiva dall’alto. Vent’anni dopo, gli strumenti ci sono. La rete c’è. Le piattaforme di voto elettronico ci sono. Quello che manca sono gli operai. Il 36% che non vota non è arrabbiato, è stanco. Non vuole rifondare la Repubblica. Vuole che qualcuno la faccia funzionare.
La Repubblica compie 80 anni. Il Blog ne ha diagnosticato i problemi per undici. Il movimento che ne è nato li ha affrontati per dieci. Il risultato è che la diagnosi era giusta, la terapia insufficiente, e il paziente è ancora malato. La vigilia del 2 giugno è il momento giusto per dirlo. Senza celebrazioni e senza alibi.
◉ IL METRO
Pertinenza dell’archivio su questo tema:
█████████░ 9/10
La democrazia (la sua crisi, la sua riforma, la sua reinvenzione) è il meta-tema dell’intero Blog. Dal primo post del 2005 all’ultimo del 2016, ogni argomento trattato dal Blog era una declinazione dello stesso problema: le istituzioni non funzionano, i partiti non rappresentano, i cittadini non contano. Il Blog non si limitava a diagnosticare: proponeva un’alternativa strutturata: referendum propositivo, elezione diretta, leggi popolari, voto elettronico, due mandati. Quegli undici anni di archivio sono il documento più completo che esista in Italia sulla crisi della democrazia rappresentativa vista dal basso.
Ciò che l’archivio non copriva: Il Blog non aveva previsto che il movimento nato da quella diagnosi avrebbe avuto l’opportunità di governare, e che, governando, avrebbe realizzato solo una parte marginale di quel programma. Non aveva previsto che l’astensionismo sarebbe cresciuto invece di diminuire, che più strumenti di partecipazione non avrebbero prodotto più partecipazione. Non aveva previsto che i due mandati sarebbero stati aboliti dal movimento stesso, che il referendum propositivo sarebbe stato approvato e mai ratificato, che la proposta “Parlamento Pulito” sarebbe ancora ferma. La diagnosi era giusta. La terapia non è stata applicata. Nemmeno da chi l’aveva prescritta.
⚙ LA MACCHINA
Questo post è prodotto da un sistema automatico. La sezione «Il fatto» è verificata da fonti giornalistiche. La sezione «L’archivio parla» contiene citazioni letterali da post pubblicati su ilblogdellestelle.it tra il 2005 e il 2016. La sezione «La distanza» è interamente generata da intelligenza artificiale che confronta il corpus storico con i fatti della settimana, non è attribuibile ad alcun autore umano.
Il progetto nasce in occasione del decennale della scomparsa di Gianroberto Casaleggio (12 aprile 2016) come esercizio di archeologia del pensiero politico digitale. Il Blog è congelato: nessun post originale viene modificato, nessun commento aggiunto. Solo il presente cambia.
ilblogdellestelle.it · L’archivio che guarda il presente
In memoria di Gianroberto Casaleggio (1954–2016)



Nel generato dalla IA - LA DISTANZA- c'è un errore
"Il M5S è nato dal Blog. Ha governato. Ha avuto ministri, presidenti di Camera, un vicepresidente del Consiglio. Ha avuto il potere di realizzare quella lista del 2012."
Il M5S ha governato, tramite il Conte1 e il Conte 2, dal 2018 al 2021.
Non aveva il M5S il potere assoluto di realizzare i punti del programma originale.
Il vulnus della democrazia, di tutte le democrazie finora realizzate, è il compromesso.
Ma, prima di tutto, in Italia, esiste un convitato di pietra: la Mafia, intesa come modello di pensiero prima ancora di organizzazione criminale dedita al commercio di droga, armi, organi, scommesse etc.
denuncio Valeria Mariano 29/01/1982 ultima residenza conosciuta via cappo 3 san giusto canavese provincia di Torino per abbandono del tetto coniugale