Sei su dieci rinunciano
La sanità pubblica raccontata dieci anni prima che si svuotasse.
N. 016 · 12 LUGLIO 2026
☀ Il fatto
Il quadro emerge dalla nuova indagine dell'istituto Piepoli realizzata per la FNOMCeO, la Federazione nazionale degli Ordini dei Medici chirurghi e degli Odontoiatri, presentata a Roma il 9 luglio 2026. La ricerca è stata condotta su un campione di 1000 cittadini italiani maggiorenni nel giugno 2026. L'80% degli intervistati ha avuto bisogno, direttamente o per un familiare, di una prestazione sanitaria negli ultimi dodici mesi, con un tempo medio di attesa dichiarato che supera i due mesi, attestandosi a 2,3 mesi. Nell'occasione in cui hanno avuto bisogno di cure, il 41% indica di aver ottenuto la prestazione tramite una struttura privata a pagamento, il 32% attraverso il SSN nei tempi previsti e il 27% attraverso il SSN ma con tempi molto lunghi.
Il giudizio dei cittadini sul sistema è severo. Quasi 7 italiani su 10 valutano negativamente i tempi di attesa e nel Sud e nelle Isole il dato peggiora ulteriormente, con la quota di giudizi positivi che cala al 24%. Ma è sui comportamenti concreti che si misura la crisi di fiducia: quasi 6 italiani su 10 dichiarano di aver rimandato o rinunciato a cure o controlli a causa dei tempi di attesa, e nel Sud e nelle Isole si arriva a due cittadini su tre. Anche il gradimento complessivo del Servizio sanitario nazionale è in calo: lo promuove solo il 52% degli italiani, contro il 54% dell'indagine dello stesso Istituto Piepoli effettuata nel 2023, e nel Sud e nelle Isole prevalgono i giudizi negativi, con appena il 44% di valutazioni positive.
Di fronte alle attese lunghe cambia la strategia dei cittadini. Il 54% sceglie prevalentemente di pagare una prestazione privata, in una struttura convenzionata o non convenzionata; solo il 21% aspetta nell'ambito del Ssn, il 9% paga una prestazione intramoenia, il 7% rinuncia alla prestazione, il 6% utilizza il Pronto soccorso e il 3% si reca in un'altra regione. È il segnale che, come denuncia la Federazione, quando nasce un bisogno di salute il SSN non è più percepito come il primo luogo naturale cui rivolgersi. Il presidente FNOMCeO Filippo Anelli richiama il rischio per l'uguaglianza: se il diritto alla salute cambia a seconda del luogo in cui si vive, il principio di uguaglianza rischia di indebolirsi.
I numeri ufficiali confermano la pressione. Nei primi quattro mesi del 2026 sono rimaste fuori dai tempi garantiti 1,5 milioni di prime visite e 900mila esami diagnostici, con le tempistiche rispettate nel 78,7% dei casi per le prime visite, contro il 76,1% dello stesso periodo dell'anno precedente, e con gli esami diagnostici che passano dall'83% all'84,7%. Secondo l'elaborazione dell'Agenas, durante il primo quadrimestre 2026 le visite mediche non erogate nei tempi previsti sono state 1.225.915 e gli esami diagnostici fuori tempo massimo 688.543, per un totale di 1.914.458. Il dato nasce dalla nuova Piattaforma nazionale sulle liste d'attesa: tra gennaio e aprile 2026, sui circa 12 milioni di prenotazioni acquisite, 1,5 milioni di prime visite e 900mila esami diagnostici sono rimasti fuori dai tempi di garanzia, per 2,4 milioni di visite ed esami in ritardo.
Fonti: Il Sole 24 Ore, FNOMCeO, Interris.it, LaPresse, Affaritaliani.it, ANSA, Avvenire, Adnkronos · luglio 2026
★ L'archivio parla
Dodici anni prima che sei italiani su dieci rinunciassero alle cure, il Blog delle Stelle non parlava di liste d'attesa. Parlava del meccanismo che le avrebbe generate: lo spostamento graduale di pezzi di sanità dal pubblico al privato. Rileggerlo oggi è meno un ricordo che una radiografia.
OTTOBRE 2013
La legge di stabilita e la fine della sanita pubblica
«I cittadini hanno capito che la linea di questo governo è privatizzare la Sanità. La Commissione Sanità aveva il dovere e l'obiettivo di capire quali sono i problemi della sanità in Italia. Abbiam fatto mesi di audizioni con Assicurazioni che ci spiegavano quanto è giusto inserire parti di sanità privata nella sanità pubblica. Con questo documento si inseriranno parti di sanità privata dentro la sanità pubblica.»
FEBBRAIO 2014
La sanita in grecia ai tempi della troika
«L'ultima riforma del sistema sanitario greco minaccia di rendere l'accesso dei pazienti all'assistenza sanitaria di base più difficile in quanto molte strutture saranno da chiudere. Soprattutto nel sud del paese e sulle isole, i pazienti sono a rischio di dover coprire le lunghe distanze al fine di ottenere l'ovvio in un Paese che pretende di appartenere all'Europa.»
GIUGNO 2014
Il m5s e al fianco di chi denuncia le storture della sanita pubblica grazia mennella
«Non si contano più i commissariamenti, le richieste di rinvio a giudizio e di arresto nei confronti di dirigenti i cui nomi vengono alla ribalta perché legati a scandali in appalti pubblici. Ma cosa accade quando qualcuno ha il coraggio di denunciare?»
◯ La distanza
GENERATO DA INTELLIGENZA ARTIFICIALE. Non rappresenta il pensiero di alcuna persona vivente o scomparsa.
Su un punto l'archivio del 2013 aveva colto qualcosa che i numeri del 2026 confermano con precisione quasi imbarazzante. Quando il Blog scriveva che si sarebbero inserite parti di sanità privata dentro la sanità pubblica, non descriveva un complotto ma una direzione di marcia. Oggi il 54% dei cittadini, di fronte a un'attesa lunga, sceglie di pagare. Non è un'assicurazione a essere entrata nel sistema pubblico dalla porta principale: è il singolo cittadino che, uno alla volta, esce dal sistema pubblico e compra la prestazione altrove. Il risultato è lo stesso descritto dieci anni fa. La sanità privata non ha sostituito quella pubblica per decreto, l'ha svuotata per esaurimento.
La citazione più impressionante, però, è quella sulla Grecia. Nel 2014 il Blog guardava Atene come a un avvertimento: strutture da chiudere, pazienti del sud e delle isole costretti a coprire lunghe distanze per ottenere l'ovvio. Era una fotografia della periferia europea sotto la troika, offerta come monito su cosa poteva accadere altrove. Nel 2026 quel monito ha trovato il suo eco domestico. Nel Sud e nelle Isole italiane la quota di giudizi positivi sui tempi di attesa cala al 24%, e due cittadini su tre rinunciano o rinviano le cure. La geografia della disuguaglianza sanitaria che il Blog attribuiva alla Grecia si è riprodotta dentro i confini nazionali, senza bisogno di alcuna troika.
Dove l'archivio invece si ferma, o sbaglia, è nella diagnosi delle cause. La retorica del 2013 leggeva tutto attraverso la lente della volontà politica: privatizzare come scelta ideologica, insulti in Commissione, assicurazioni ascoltate come lobby. C'era del vero, ma la crisi del SSN del 2026 è più prosaica e più profonda. È il combinato di definanziamento pluriennale, carenza cronica di personale, invecchiamento della popolazione e aumento della domanda. Il Blog di allora aveva un nemico chiaro da indicare; la realtà di oggi non offre un colpevole così comodo, perché il logoramento è stato lento, bipartisan e in parte figlio di scelte compiute anche da chi denunciava. Il movimento che scriveva quei post ha poi governato, e le liste d'attesa non si sono accorciate.
Resta il tema del coraggio individuale, quello di Grazia Mennella che denunciava le storture e non veniva ascoltata. Su questo l'archivio conserva una lucidità che il presente ha smarrito. La crisi del 2026 non si racconta più con nomi e volti di chi si oppone: si racconta con percentuali, medie di mesi, milioni di prestazioni fuori tempo. La denuncia si è fatta statistica, e la statistica, per quanto onesta, non chiede a nessuno di prendere posizione.
◉ Il metro
Pertinenza dell'archivio su questo tema:
████████░░ 8/10
L'archivio aveva colto la traiettoria, non solo il tema. Aveva visto la privatizzazione strisciante prima che diventasse abitudine di massa, aveva individuato nel Sud e nelle isole il punto di rottura del diritto alla salute, aveva usato la Grecia come specchio di ciò che l'Italia sarebbe potuta diventare. Sono tre intuizioni che i dati Piepoli e Agenas del 2026 non smentiscono: le confermano quasi punto per punto. Per un archivio di dodici anni fa è una pertinenza rara, e giustifica un voto alto.
Ciò che l'archivio non copriva: la meccanica reale del collasso. Nel 2013 la minaccia era una legge, un documento, una volontà da smascherare. Nel 2026 non c'è un provvedimento singolo da indicare: c'è un sistema che cede sotto il peso del definanziamento accumulato, della fuga dei medici, di una domanda che cresce mentre l'offerta resta ferma. L'archivio non prevedeva neppure che a rinunciare alle cure sarebbe stato il cittadino stesso, per stanchezza, non per decreto. E soprattutto non prevedeva che chi denunciava quelle storture avrebbe poi avuto le leve del governo senza riuscire a invertire la rotta. La distanza tra la denuncia di allora e la resa dei conti di oggi non è un errore dell'archivio: è la misura di quanto sia difficile curare un sistema, rispetto a diagnosticarlo.
⚙ La macchina
Questo testo è prodotto da un sistema automatico che ogni domenica confronta una notizia di attualità con l'archivio del Blog delle Stelle (2005 · 12 aprile 2016). Le citazioni sono letterali, datate e collegate al post originale su ilblogdellestelle.it, verificate una a una prima della pubblicazione. La sezione «La distanza» è generata da intelligenza artificiale e non rappresenta il pensiero di alcuna persona. Nessuna cifra viene inventata: i dati del «Fatto» provengono dalle fonti giornalistiche citate. Se trovi un errore, l'archivio resta consultabile alla fonte.


Aurora Tila, 13 anni, uccisa da un ragazzo di 17 anni che l'ha buttata giù dal terrazzo di un palazzo;
Pamela Genini, fotomodella di 29 anni, uccisa con 76 coltellare da un uomo di 52 sul balcone di casa.
Entrambe bellissime, entrambe sfortunate sin dalla nascita. La fortuna dei figli la fanno i genitori.
Se i genitori sono disgraziati, lo sono anche i figli.
Si dice" succede nelle migliori famiglie ". Migliori in che senso? Nel senso che sono benestanti?
I figli vanno seguiti con attenzione e discrezione, serve tempo e rinuncia ai propri egoismi.
Un popolo che smette di rivendicare i propri diritti fondamentali per vivere dignitosamente ha smesso di esistere.