Senza acqua
L'acqua che abbiamo votato pubblica e che perdiamo prima che arrivi al rubinetto.
N. 007 — 24 MAGGIO 2026
☀ IL FATTO
L’Osservatorio ANBI sulle Risorse Idriche ha lanciato questa settimana un allarme che suona come un déjà vu del 2022 — l’anno della peggiore siccità nella storia dell’Italia settentrionale. La neve sulle Alpi è quasi finita. In Lombardia la riserva idrica nivale è inferiore del 41% alla media, con 220 milioni di metri cubi in meno. Nel Veneto il deficit sui bacini del Piave è del 32%, sul Cordevole del 67%. In Piemonte alcuni bacini hanno registrato un ammanco del 99% sulla media storica. “Tra poche settimane potremo affidarci solo alle piogge estive per la ricarica degli acquiferi, che già ora mostrano casi di evidente criticità” — sono le parole del direttore generale dell’ANBI, Massimo Gargano.
La situazione si è rovesciata rispetto agli anni scorsi: nel 2026 è il Nord a essere in crisi, mentre il Centro-Sud ha riserve superiori alla media. Ma il dato strutturale non cambia: l’Italia perde il 42,4% dell’acqua immessa nella rete idrica prima che arrivi ai rubinetti. Quattro litri su dieci scompaiono nelle tubature. In alcune regioni del Centro-Sud si arriva al 60%. È il tasso di dispersione più alto d’Europa tra i grandi paesi.
Quindici anni fa, il 12 e 13 giugno 2011, 27 milioni di italiani votarono al referendum per mantenere l’acqua pubblica. Vinsero. Il quorum fu raggiunto, il Sì prevalse con il 95%. L’ARERA reintrodusse comunque la remunerazione del capitale investito — quel 7% di profitto garantito ai gestori che il referendum aveva abrogato. I Comuni continuarono ad affidare la gestione a società miste pubblico-private. Le infrastrutture continuarono a deteriorarsi. L’Europa investe più del doppio dell’Italia nella manutenzione della rete idrica. Quindici anni dopo il referendum, l’acqua è formalmente pubblica. Praticamente, si perde per strada.
Fonti: ANBI Osservatorio Risorse Idriche, ISTAT, ARERA, The Watcher Post, Agronotizie, ANSA — maggio 2026
★ L’ARCHIVIO PARLA
GIUGNO 2011
Referendum per l’acqua pubblica
«Nessuno deve tirarsi indietro. Qui si fa il quorum o si muore. Non è un modo di dire. Si potrà morire di radiazioni tra qualche anno o di sete da subito, per chi non può permettersi di pagare l’acqua maggiorata dai privati. Il nucleare è la miccia per andare a votare, ma il referendum fondamentale è quello per l’acqua pubblica, promosso in modo quasi miracoloso da movimenti di cittadini osteggiati da tutti i partiti con le mani in pasta con le lobby dell’acqua. Se otteniamo il quorum l’Italia può cambiare.»
→ Leggi il post originale nell’archivio
AGOSTO 2010
Formigoni, il passeggiatore, privatizza l’acqua in Lombardia
«Formigoni se ne fotte del milione e 400 mila firme per il referendum per l’acqua pubblica, 237 mila raccolte nella sua Regione. (...) L’acqua è un diritto naturale e non può essere privatizzata a fini di lucro (l’unico vero motivo per cui viene privatizzata).»
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GIUGNO 2011
Bersani e il mistero buffo dell’acqua pubblica
«Dopo aver boicottato il referendum, non aver aderito alla raccolta firme e, soprattutto, aver spalancato le porte alle privatizzazioni dell’acqua e lottizzato società di servizi in mezza Italia — pensiamo alle varie Hera e Iren — il PD ora cavalca il “SI” al referendum sull’acqua. Considerano i cittadini un branco di pecore da tenere disinformate per poterle ingannare e guidare.»
→ Leggi il post originale nell’archivio
◯ LA DISTANZA
GENERATO DA INTELLIGENZA ARTIFICIALE — Non rappresenta il pensiero di alcuna persona vivente o scomparsa.
“Se otteniamo il quorum l’Italia può cambiare.” Lo scrisse il Blog nel giugno 2011, alla vigilia del referendum sull’acqua pubblica. Il quorum fu raggiunto. L’Italia non è cambiata.
Ventisette milioni di italiani votarono Sì. Il 95% dei votanti si espresse contro la privatizzazione dell’acqua e contro il profitto garantito ai gestori. Fu il più grande esercizio di democrazia diretta nella storia recente della Repubblica — promosso, come scriveva il Blog, “in modo quasi miracoloso da movimenti di cittadini osteggiati da tutti i partiti.” Un milione e 400 mila firme raccolte a mano. Una vittoria netta, inequivocabile, popolare.
Quindici anni dopo, l’acqua è formalmente pubblica e praticamente si perde per strada. Il 42,4% dell’acqua immessa nella rete italiana non arriva ai rubinetti. Quattro litri su dieci scompaiono nelle tubature — il tasso di dispersione più alto tra i grandi paesi europei. In alcune aree del Centro-Sud si arriva al 60%. L’ARERA ha reintrodotto la remunerazione del capitale investito che il referendum aveva abrogato. I Comuni hanno continuato ad affidare la gestione a società miste. Hera e Iren — le stesse multiutility che il Blog denunciava nel 2011 come strumenti di lottizzazione — sono oggi quotate in Borsa e distribuiscono dividendi.
Il Blog nel 2010 scriveva: “L’acqua è un diritto naturale e non può essere privatizzata a fini di lucro — l’unico vero motivo per cui viene privatizzata.” Aveva ragione sulla diagnosi. Ma la storia del referendum sull’acqua racconta qualcosa di più amaro di una privatizzazione: racconta un referendum vinto e non applicato. Racconta 27 milioni di voti ignorati. Racconta un sistema che ha assorbito la volontà popolare come una spugna assorbe l’acqua — senza che nulla filtri dall’altra parte.
La siccità del 2026 aggiunge una dimensione che il Blog del 2011 non poteva prevedere. Nel 2011 la battaglia era sulla proprietà dell’acqua: pubblica o privata. Nel 2026 la battaglia è sull’esistenza dell’acqua: c’è o non c’è. La neve sulle Alpi è ai minimi storici, le riserve idriche della Lombardia sono inferiori del 41% alla media, i fiumi del Veneto scorrono al 30-40% della portata normale. L’ANBI usa parole che quindici anni fa sarebbero parse apocalittiche: “Tra poche settimane potremo affidarci solo alle piogge estive.” Non è più una questione di chi gestisce l’acqua. È una questione di quanta acqua c’è da gestire.
Il paradosso è doppio. L’Italia ha l’acqua pubblica e le infrastrutture che la perdono. Ha vinto un referendum e non ne ha applicato il risultato. E ora, mentre l’acqua diventa fisicamente scarsa, il dato strutturale non è cambiato: il 42% si disperde nelle tubature. Quell’acqua che manca non manca perché non piove abbastanza — manca perché non la sappiamo conservare, trasportare, distribuire. Non è un problema di clima. È un problema di infrastrutture. E le infrastrutture non si riparano con un referendum.
Il Blog nel 2011 scrisse che il referendum era “il referendum fondamentale.” Lo era. Ma il fondamento non è mai stato costruito. L’Italia ha votato per l’acqua pubblica come si vota per un desiderio — con passione, con convinzione, e senza un piano per realizzarlo.
◉ IL METRO
Pertinenza dell’archivio su questo tema:
█████████░ 9/10
Il referendum sull’acqua del 2011 fu una delle campagne più grandi del Blog. Decine di post tra il 2010 e il 2012, dalla raccolta firme alla denuncia delle multiutility, dalla vittoria del quorum alla battaglia per l’applicazione del risultato. Il Blog fu uno dei motori della campagna — in un momento in cui, come scriveva, “tutti i partiti con le mani in pasta con le lobby dell’acqua” boicottavano il referendum. La diagnosi — il profitto privato sull’acqua come furto ai cittadini — era corretta e radicale.
Ciò che l’archivio non copriva: Il Blog combatteva sulla proprietà dell’acqua — pubblica contro privata. Non aveva previsto che la proprietà pubblica senza investimenti nelle infrastrutture avrebbe prodotto lo stesso risultato della privatizzazione: acqua cara, inefficiente e scarsa. Non aveva previsto la crisi climatica nella sua dimensione attuale: nel 2011 la siccità era un problema del Sud, nel 2026 è il Nord a essere in emergenza. E soprattutto, non aveva previsto che un referendum vinto da 27 milioni di persone potesse essere semplicemente ignorato — né dai governi, né dai regolatori, né dai mercati. La democrazia diretta, di cui il Blog era il campione, ha vinto una battaglia e perso la guerra. L’acqua è pubblica. Le tubature sono rotte. Quattro litri su dieci non arrivano.
⚙ LA MACCHINA
Questo post è prodotto da un sistema automatico. La sezione «Il fatto» è verificata da fonti giornalistiche. La sezione «L’archivio parla» contiene citazioni letterali da post pubblicati su ilblogdellestelle.it tra il 2005 e il 2016. La sezione «La distanza» è interamente generata da intelligenza artificiale che confronta il corpus storico con i fatti della settimana — non è attribuibile ad alcun autore umano.
Il progetto nasce in occasione del decennale della scomparsa di Gianroberto Casaleggio (12 aprile 2016) come esercizio di archeologia del pensiero politico digitale. Il Blog è congelato: nessun post originale viene modificato, nessun commento aggiunto. Solo il presente cambia.
ilblogdellestelle.it — L’archivio che guarda il presente
In memoria di Gianroberto Casaleggio (1954–2016)



"L’Europa investe più del doppio dell’Italia nella manutenzione della rete idrica. Quindici anni dopo il referendum, l’acqua è formalmente pubblica. Praticamente, si perde per strada."
Praticamente, votare in Italia, non serve a nulla.
Quando assistiamo alla mancata manutenzione del patrimonio pubblico: acqua, strade, boschi, ...significa che il paese è fallito.
Gli appalti per la manutenzione, frammentati fra Regioni e Comuni, sono strumenti inefficienti ed inefficaci. Gli amministratori incassano mazzette, gli appaltatori non hanno interesse ad eseguire lavori che durino nel tempo....così le condotte continuano a perdere acqua e succede che ci si rivolge alla mafia per avere l'acqua, come in Sicilia, regione a statuto speciale, dove si susseguono politici di ogni genere. Ma i siciliani, come gli italiani, continuano ad andare a votare pur sapendo che è una presa per il culo.
buon giorno, la gente il lunedì va a lavorare non a divertirsi,
penso che dipendiamo troppo dalla rete elettrica,
potresti provare a non sprecare l'elettricità, abbiamo una iper produzione di elettricità che non utilizziamo, che possiamo utilizzare per esempio per produrre metanolo etere di etilico o metano,
i borghi andrebbero ricostruiti, ce molta fame di case, a norma
complimentoni vi servono maschere antigas
isola il virus, mandalo alla pfizer, che facciamo il vaccino rna contro l'ebola,
https://www.ilfattoquotidiano.it/2026/05/24/epidemia-ebola-congo-204-morti-notizie/8397171/
perché non fai qualcosa per la protezione civile
https://www.youtube.com/watch?v=hNMNZZQJkP0
https://sourceforge.net/projects/timetravel1/files/
ciao intrepido